Alla vigilia del 250 anniversario dell’indipendenza delle colonie americane dall’impero britannico, un uomo che sventolava una bandiera tibetana è morto dopo essersi dato fuoco giovedì davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York.
Il governo tibetano in esilio ha fatto sapere che Lobsang Palden era un attivista indipendentista che viveva a New York. Video sui social mostrano un uomo che sventola una bandiera tibetana, si ferma lungo la First Avenue di fronte al Palazzo di Vetro poi viene avvolto dalle fiamme, crolla a terra mentre le auto passano, e le fiamme vengono infine spente da due uomini con degli estintori. Altri video registrano dichiarazioni di Palden che esortano i tibetani a lavorare insieme per "l'indipendenza del Tibet" e a "non dimenticare mai" il loro patrimonio e la loro identità, accusando il governo cinese di aver creato politiche "volte a distruggere l'identità, la cultura e la lingua tibetana".
Nelle stesse ore in Cina entrava in vigore la Legge sulla “promozione dell'unità e del progresso etnico” adottata per “forgiare un'identità nazionale condivisa", tra i gruppi etnici, anche, tra le altre cose andando a rafforzare lo status del mandarino come lingua ufficiale. Ispirata (forse) dal concetto del “reato universale” tanto caro al governo Meloni, la legge cinese prevede la possibilità di essere ritenuti responsabili per la violazione della legge anche al di fuori della Cina, dando così al governo cinese ulteriori pretesti per colpire gli oppositori all'estero. Proprio come le comunità tibetane o quelle uigure.










