Appena fuori dall'enorme stadio SoFi di Inglewood, a Los Angeles, mentre decine di migliaia di tifosi si preparano ad assistere alla sfida tra Spagna e Austria, due barbieri offrono tagli di capelli gratuiti a chiunque si sieda sulla loro sedia. Un gesto semplice, che per David Arias ha un significato profondo: trasformare i Mondiali di calcio in un'occasione per parlare di inclusione, solidarietà e seconde possibilità.
Nel frastuono di trombette e cori che già arrivano dall'arena, tra i ritardatari che corrono sbuffando per il viaggio interminabile affrontato per arrivare fin qui dopo aver pagato i biglietti prezzi esorbitanti, David Arias con le sue forbici e il corpo coperto di tatuaggi appare come un genius loci. La sua presenza racconta il quartiere che sta ospitando questi Mondiali americani nella metropoli californiana: una zona a forte presenza afroamericana e latina, con un'incidenza della criminalità e delle gang assai più elevata rispetto ai quartieri più ricchi (e bianchi) resi famosi da Hollywood.
"Sono stato in prigione per 11 anni e quando sono uscito avevo paura che nessuno volesse farsi più tagliare i capelli da me. Invece, mi sbagliavo", ha detto all'ANSA poco prima del calcio d'inizio. È ripartito, ha aperto un negozio, i clienti arrivano. Da quando è cominciata la Coppa del Mondo, proprio qui alle sue spalle, ha deciso di portare poltrone, rasoio e forbici allo stadio. "Voglio dire alla gente che arriva da ogni paese del mondo proprio questo: meritiamo tutti una seconda occasione.











