E' notte quando padre Gabriel Romanelli, il missionario argentino parroco a Gaza, posta un video: il sorriso più ampio del solito e la voce roca. Ha gridato e ballato con i bambini nel salone della parrocchia della Sacra Famiglia dove, tra blackout e internet a singhiozzo, hanno visto tutti insieme la 'partitissima', Argentina-Egitto. Il più piccolo dell'oratorio ha la mitica maglietta numero 10 della 'selección argentina', quella di Lionel Messi. Altri comunque hanno voluto indossare i colori bianco-azzurri e Romanelli per l'occasione ha anche tirato fuori le bandiere del suo paese. I Mondiali riportano un po' di sorriso a Gaza che ancora versa in una situazione disperata, nonostante la fine degli attacchi armati quotidiani. C'era il proiettore per creare nel salone parrocchiale una sorta di effetto-cinema. Le sedie bianche di plastica. In prima fila anche padre Carlos Ferrero, di origine argentina come Romanelli. La più tifosa è la suora che sopra l'abito da religiosa ha messo la maglia dell'Argentina, quella da 'trasferta', con i grafici e i colori scuri e blu.

Ma non tutti esultavano ai goal della squadra latino-americana. "C'era anche qualcuno che tifava per l'Egitto - ha ammesso Romanelli nel suo video-racconto - perché è un paese arabo, sentono un forte legame con esso, e poi è molto vicino alla Palestina". E infatti, al momento del fischio finale, c'è anche qualcuno che si mette le mani nei capelli perché fino all'ultimo aveva sperato di vedere la squadra mediorientale conquistare un altro gradino del Mondiale. Per trascorrere questo momento di svago "sono venuti i chierichetti, alcune ragazze della parrocchia, alcuni dipendenti, cristiani e musulmani". Sorridendo padre Romanelli racconta: "Sinceramente non so che cosa sia stato più difficile: guardare la partita o avere la corrente elettrica, l'arrivo del cavo, il problema con l'amperaggio, l'interruzione di corrente, il blackout. Il proiettore si è raffreddato, internet non funzionava. Quindi, una persona stava ascoltando, alcune erano al telefono. Beh, comunque è stato molto divertente". "Diciamo che chi di solito non guarda il calcio potrebbe non capire molto la nostra follia, ma pazienza, è così". Il sacerdote non rinuncia ad un messaggio più alto: "Le cose umane sono una gioia nonostante tutti i loro difetti" ma si tratta "solo di un gioco". Invece "chiunque può raggiungere veramente la meta, e la nostra meta è il paradiso, e avere una coppa. Non d'oro, non d'argento, non di plastica. Non dobbiamo mai perdere di vista la dimensione spirituale dell'assoluto". "Ringraziamo Dio per avere avuto un momento davvero piacevole in parrocchia", conclude il sacerdote nel video postato su youtube.