di Claudio Bozza

Intervista all'ex ministro e capo M5S, che il 6 luglio compie 40 anni e che ha lasciato la politica italiana. «Nel 2018 davamo per scontato che toccasse a me. Ma alla macchinetta del caffè io e Salvini decidemmo per Conte. Ho sempre preso atto dei miei limiti. E quindi studio. Tanto»

Ma Luigi Di Maio dov’è finito? Ci sono voluti mesi per convincerlo a fare questa intervista. Di Maio antisistema, poi al governo dell’Italia. Il primo Conte premier “inventato” con Salvini davanti alla macchinetta del caffè del Pirellone. Gli strappi dolorosi con Grillo, Fico e Di Battista. Il populismo rinnegato. Di Maio che perde tutto e riparte da Berlino. Luigi “il Freddo”, per 13 anni fisso sotto ai riflettori senza mai parlare di sé. E oggi accetta di farlo per 7. Per i suoi 40 anni, l’ex capo del M5S racconta la sua ascesa e caduta politica. Poi la rinascita, grazie alla famiglia. Siamo a Bruxelles, nel cuore della Commissione europea. Nel suo ufficio da rappresentante speciale per il Golfo Persico ci sono foto con Sergio Mattarella, Mario Draghi, re Carlo, emiri e leader arabi. Di Maio pesa ogni parola. Ma ora è sereno. E si toglie più di un sassolino dalla scarpa.

Lei ha guidato il M5S, primo partito d’Italia, arrivato al 32,7% cavalcando toni populisti. Oggi è qui, nel cuore del sistema, in un ruolo diplomatico prestigioso. Voltandosi indietro, cosa pensa?«Che ogni esperienza è stata fondamentale. La sconfitta elettorale del 2022, quando persi tutto incassando lo 0,6% con Impegno civico, mi ha cambiato molto in positivo. Ricordo benissimo il 22 ottobre 2022, quando ho lasciato ad Antonio Tajani il mio tavolo al ministero degli Esteri: è stato il giorno in cui ho messo a fuoco quello che mi era successo».