Da quasi premier a rappresentante Speciale dell'Unione europea per la regione del Golfo. Luigi Di Maio torna a parlare della sua esperienza politica e lo fa in una lunga intervista a 7 Corriere, nella quale ripercorre gli anni al vertice del Movimento 5 stelle, il rapporto con Giuseppe Conte e Matteo Salvini, gli errori commessi al governo e la sua vita, oggi, tra Berlino e Bruxelles.L'ex capo politico del M5s rivela che, dopo il risultato alle elezioni del 2018, dava praticamente per scontato di diventare presidente del Consiglio. "Sì, nel 2018, quando sfiorammo il 33% e Salvini aveva preso il 17%". La trattativa per la nascita del governo gialloverde, però, prese una piega diversa. "Io e Salvini non riuscivamo a metterci d'accordo. Poi davanti alla macchinetta del caffè, prendendo atto dell'impasse, decidemmo per la soluzione Conte premier". Eppure, un ringraziamento va addirittura agli elettori "per quello 0,6% che mi hanno dato". "Il voto del 2022 fu un bagno di realtà. Persi tutto".Tra i passaggi più significativi dell'intervista c'è anche quello dedicato ai rapporti con l'attuale leader del Movimento 5 stelle. Di Maio respinge le ricostruzioni che lo vorrebbero pronto a rientrare nella politica italiana. "Sono romanzi fantasy, informazioni prive di fondamento", afferma, aggiungendo che oggi gli sarebbe "molto difficile dire le cose che, da opposizione, sostenevamo in campagna elettorale", perché "solo quando governi fai i conti con la realtà". Netto il giudizio su Giuseppe Conte, con cui i rapporti si sono definitivamente incrinati dopo la scissione del 2022. "Conte deve realizzare che ha vinto tutto con me, mentre io ho perso tutto. Il giorno in cui capirà questa cosa sarà in pace con me. E magari smetterà di continuare a nominarmi".L'ex ministro rivendica invece una delle principali misure dei governi a guida M5s, il reddito di cittadinanza. "Su questo non torno indietro". Allo stesso tempo, riconosce che il provvedimento "andava fatto diversamente, con più controlli" e ammette uno degli errori di comunicazione più discussi di quella stagione politica. Alla domanda sul celebre annuncio dal balcone di Palazzo Chigi - "Abbiamo abolito la povertà" - risponde senza esitazioni: "Sì. Ma non ce n'era bisogno. Eravamo in una competizione talmente sfrenata con Salvini che facevamo a gara a chi la sparava più grossa. Ho imparato molto da quell'errore".Nell'intervista c'è spazio anche per una riflessione sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ripensando ai giorni della richiesta di "impeachment" avanzata dal Movimento nel 2018, Di Maio racconta il successivo confronto con il Capo dello Stato: "Il presidente della Repubblica mi disse semplicemente: 'Mettiamo da parte quello che è successo negli ultimi giorni e pensiamo al Paese'. Dimostrò ancora una volta di essere un grande uomo di Stato".Quanto al fondatore del Movimento, i rapporti con Beppe Grillo appaiono ormai freddi. "Beppe era già conosciuto da trent'anni quando ha fondato il M5s e ha dato a tutti noi una grande opportunità. Di questo gli sono grato". Ma aggiunge che, dopo la sua uscita dal Movimento, "non mi è piaciuto per niente" che Grillo abbia iniziato "a fare spettacoli contro di me".Di Maio esprime infine una valutazione sull'attuale governo guidato da Giorgia Meloni, limitandosi però al piano internazionale. "Lo do sulla politica estera, vista dai Paesi arabi. Un governo così longevo dà stabilità all'Italia, non solo per i mercati, ma garantisce credibilità e solidità nei rapporti con i Paesi esteri".A domanda sul momento più delicato vissuto nel ruolo di ministro degli Esteri, salta poi fuori il nome di Vannacci. Contesto: la missione in Russia una decina di giorni prima dell’invasione dell’Ucraina. "Furono i giorni del glaciale faccia a faccia tra Putin e Macron, quello con il tavolo lungo venti metri. Arrivai a Mosca per incontrare il ministro degli Esteri Lavrov. Prima feci un briefing diplomatico con l’ambasciatore Giorgio Starace. E poi quello militare con l’addetto alla Difesa: si chiamava Roberto Vannacci, proprio lui".