Caricamento player

Nell’affossamento dell’ultima proposta di legge sul suicidio assistito ha avuto un ruolo determinante Andrea Lenzi, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Lenzi è il capo del più importante ente pubblico che si occupa di ricerca in Italia, e per questo è molto influente: interpellato dal Senato durante la discussione sulla proposta di legge, ha fornito informazioni gravemente omissive e fuorvianti su un aspetto molto tecnico della procedura di suicidio assistito in Italia, che però era fondamentale per regolamentarla in maniera adeguata.

Anziché essere votata, dopo l’audizione di Lenzi la proposta di legge è stata quindi rinviata alle commissioni per essere ulteriormente discussa. Alla fine della legislatura manca poco più di un anno e non ci sarà il tempo di discuterla nuovamente: significa che anche questo parlamento, come tutti i precedenti, non approverà la legge sul suicidio assistito che la Corte costituzionale – oltre a pazienti e attivisti – chiede ormai da anni.

Il suicidio assistito è la pratica che permette, a determinate condizioni, di autosomministrarsi un farmaco per morire. L’intervento di Lenzi ha riguardato la realizzazione di un dispositivo per consentire l’accesso a questa pratica anche alle persone completamente paralizzate, e che quindi non possono autosomministrarsi il farmaco. Il Senato lo aveva contattato, in quanto presidente del CNR, per sapere se esistessero dispositivi per permetterlo. Lenzi ha risposto dicendo che non erano disponibili dispositivi conformi alle norme europee, e di non essere a conoscenza di studi o sperimentazioni per costruirli.