Era “Libera” il nome di fantasia scelto dalla 55enne toscana affetta da sclerosi multipla che il 25 marzo scorso si è tolta la vita con l’ausilio di uno strumento messo a punto dal Cnr. Uno strumento che, stando al Consiglio nazionale delle ricerche “è riproducibile, è adattabile al paziente” ha spiegato Emilio Campana, direttore del dipartimento di Ingegneria Ict del Cnr nell'audizione che si è svolta al Senato per l'esame del ddl sul fine vita. “È stato pianificato per stabilire se è identificabile la volontà del paziente, non si sostituisce alla sua volontà ma consente la sua realizzazione e l'espressione della sua volontà". Lo strumento, un dispositivo a comando oculare, è stato realizzato su incarico del tribunale di Firenze per consentire a Libera l'auto-somministrazione di un farmaco letale. I costi di produzione - 10 mila euro circa - sono stati a carico dell'Asl toscana nordovest. Campana ha poi ribadito: "Come abbiamo scritto nella prima nota inviata al tribunale di Firenze e il presidente del Cnr era d'accordo, l'abbiamo concordato insieme, noi lì diciamo che è possibile ipotizzare lo sviluppo in tempi rapidi di alcune copie identiche del dispositivo, da mettere a disposizione delle aziende sanitarie locali o del Servizio sanitario nazionale per tipologia di condizioni e disabilità più frequenti delle persone". Campana ha rimarcato che non si tratta di un dispositivo medico: "Il ministero Salute e anche l'Avvocatura dello Stato, che rappresenta il ministero e la presidenza del Consiglio, dicono che questo non è un dispositivo medico. Si tratta di un dispositivo che, a mio modo di vedere, si chiama 'dispositivo su misura', fatto una volta solo, autorizzato da un'autorità particolare, per un solo scopo e solo per una persona". Non ve ne sono di simili in circolazione. Lo sottolineava il presidente del Cnr Andrea Lenzi in una precedente audizione in Senato sul disegno di legge sul fine vita, in cui metteva comunque da parte anche il caso Libera. "Allo stato attuale alla presidenza dell'ente non risultano reperibili ed esperibili strumenti in commercio per la auto-somministrazione di farmaci che siano impiegabili nella procedura di morte medicalmente assistita per persone immobilizzate o impossibilitate né risultano allo studio progetti relativi". Lo diceva il presidente del Cnr, Andrea Lenzi, nella sua audizione sul disegno di legge sul fine vita che si sta tenendo al Senato davanti alle commissioni Giustizia e Affari sociali. Quanto alla possibilità di immettere in commercio il dispositivo Lenzi specificava che si trattasse di un’operazione che “presupporrebbe che il Cnr fosse un ente che opera con finalità produttive ovvero di commercializzazione di prodotti e non invece come un ente che ha come funzione primaria la ricerca scientifica".