Roma, 16 giu. (askanews) – E’ bufera sul Cnr, alla terza audizione nelle commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato sul fine vita. Questa mattina è stato ascoltato il presidente Andrea Lenzi, il quale ha ribadito che non risultano reperibili strumenti in commercio per l’auto-somministrazione di farmaci per il suicidio medicalmente assistito. Ma, di fronte alle domande dei senatori sulla donna toscana affetta da sclerosi multipla (chiamata sui media ‘Libera’), morta usando un prototipo di dispositivo a comando oculare messo a punto da un dipendente del Cnr, Lenzi ha risposto che lo strumento è stato utilizzato “su autorizzazione del tribunale di Firenze data direttamente – ha puntualizzato – a un dipendente del Cnr, i cui costi di produzione sono stati a carico dell’Asl toscana nordovest”.

Una risposta che ha sollevato le critiche di senatori di entrambi gli schieramenti. La capogruppo di Fi Stefania Craxi ha chiesto di ascoltare il dipendente, la sua richiesta è stata appoggiata dai gruppi di minoranza (dal Pd ad Avs passando per Iv). “Non è chiaro se questo macchinario sia stato realizzato nell’espletamento delle mansioni lavorative di questo dipendente. Ma è chiaro – ha sottolineato Stefania Craxi – che la sentenza della Corte ha sollecitato istituti terzi come il Cnr e che il legislatore ha la potestà di chiedere, con legge dello Stato, al Cnr questo dispositivo”. Poi, forse anche rivolta ai colleghi del centrodestra, in primis Fdi sinora ‘fredda’ sul dossier Fine vita, ha aggiunto: “Anche l’audizione di oggi dimostra comunque la necessità di arrivare al più presto a una legislazione nazionale per evitare il caos interpretativo in una materia così delicata”.