Ricorre oggi il ventennale dell’alluvione che provocò quattro morti, tra cui un bimbo di 16 mesi, e danni per oltre un centinaio di milioni di euro, mettendo in ginocchio soprattutto il territorio di Vibo Marina e Bivona. Le testimonianze di chi visse quell’inferno

VIBO VALENTIA – Sono trascorsi vent’anni dall’alluvione che quel 3 luglio 2006 che segnò per sempre la storia di Vibo Marina, Bivona, Longobardi e Porto Salvo. Una data rimasta impressa nella memoria collettiva del territorio, quando un evento meteorologico eccezionale trasformò in pochi minuti le frazioni costiere in un inferno di acqua, fango e detriti, provocando quattro vittime, centinaia di sfollati e danni stimati in circa 200 milioni di euro. Due decenni dopo, il ricordo resta vivo, ma altrettanto attuale è il dibattito sul futuro di un’area che, nonostante le sue enormi potenzialità, continua a fare i conti con problemi strutturali e occasioni mancate.

L’INFERNO D’ACQUA DURATO CIRCA TRE ORE

Quel giorno precipitazioni eccezionali, intense e persistenti, si abbatterono con particolare violenza sul Vibonese. Il nubifragio interessò soprattutto la dorsale collinare che da Vibo Valentia scende verso il mare, concentrandosi sulla fascia costiera di Vibo Marina e Bivona. I dati pluviometrici registrarono oltre 202 millimetri di pioggia in appena sei ore, con valori che in alcune stazioni risultarono quasi doppi rispetto alle medie storiche.