TREVISO «Nella vita bisogna avere molta pazienza, essere onesti, non portare rancore per nessuno e svolgere serenamente i propri compiti». Eccolo l'elisir di lunga vita di Angelo Peressini che, circondato dall'affetto dei suoi cari, ha spento ben 109 candeline nella sua casa di Rua di Feletto. Festeggerà questo grande traguardo domenica, dopo la messa delle 10.30, insieme ai familiari, agli amici e all'amministrazione comunale con il sindaco Cristiano Botteon.

CHI È

Classe 1917, Peressini è una vera istituzione nel Quartier del Piave e nell'area delle Colline del Prosecco. L'ultracentenario, reduce di guerra, è stato testimone delle vicende più importanti di oltre un secolo di storia italiana. «Mio padre è nato a San Daniele del Friuli in una famiglia con otto fratelli» racconta la figlia Rosamaria. «È stato allevato da una zia a Pieris di San Canzian d'Isonzo e ha imparato il lavoro dell'elettricista. Ha fatto il militare per sette anni e, durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato fatto prigioniero in Albania. Dopo la fine del conflitto, è tornato a casa un po' a piedi e un po' con la barca e, visto che la sua famiglia era sparsa in varie zone, è tornato a Treviso dove aveva fatto il militare, trovando appoggio da alcuni conoscenti». «È stato assunto dall'Anonima Elettrica» continua, «società che operava nel settore dell'elettrificazione, dove ha lavorato per qualche anno. Nel 1953 si è trasferito a San Pietro di Feletto come capozona e in quegli anni ha portato la corrente in tutte le case. Poi ha lavorato all'Enel fino alla pensione. Sempre nel 1953 ha sposato mia madre Maria, anche lei di San Daniele del Friuli. Dalla loro unione sono nate due figlie, mia sorella Adalisa nel 1955 e io nel 1958, e poi è arrivato anche il nipote Fabio».