TIEZZO - Ha superato il secolo di vita compiendo, il 14 giugno, 101 anni. Una veneranda età, che il tiezzese Modesto Bortolus, classe 1925, ha raggiunto in buona forma fisica, ma soprattutto mentale. Nonostante le tantissime primavere gode di buona salute, è lucido, ha memoria, appetito e gli piace la compagnia e il suo cuore è per l’Inter.
TERRA DI CENTENARI Nei giorni scorsi ha ricevuto la visita del sindaco, Massimo Piccini: «Un simpatico e lucidissimo centenario - ha detto Piccini - che tra una chiacchierata e l’altra, mi ha chiesto notizie dei lavori pubblici in corso. Era interessato alla ciclabile tra via Pedrina e via Codopè. Un territorio dove i centenari non mancano. Nel comune sono quasi uno ogni 1.000 abitanti e rappresentano un autentico patrimonio umano per tutta la comunità». I RICORDI Dietro il volto sereno di Nonno Modesto - conosciuto e amato anche per il suo sorriso contagioso, per l’ironia mai venuta meno e per quella battuta pronta che ancor oggi riesce a strappare una risata a chi gli sta accanto - si nasconde però una vita attraversata da alcune delle pagine più difficili della storia del Novecento. Ha conosciuto la guerra, la fame, la fatica dei lavori nei campi. Dopo due anni di militare nel Reggimento fanteria, a Torino, rientra a casa e parte per la Svizzera, a lavorare per una impresa di costruzioni, ponti e gallerie in montagna, e per la stessa viene trasferito in Francia. Intraprendente e determinato, nei suoi racconti rivivono immagini di un tempo lontano, ma ancora vivissimo nella sua memoria: «Quando ero in Francia, in galleria è accaduto un brutto incidente. Un giorno ho perso un’intera squadra, è caduta una parte della montagna, sono morte 6 persone. Io ero l’unico superstite. Poi sono tornato in Italia, trovando lavoro all’ex Galvani ceramiche, poi da Savio, lavorando nella metalmeccanica fino alla pensione». LA FAME Modesto ha poi incontrato Carolina, si è sposato, e ha avuto due figli, Emanuele e Lorena. Poi la malattia della moglie, la sofferenza e la perdita, quando aveva 76 anni. Il cibo a quei tempi era condiviso da tutti in un unico piatto, la polenta, tanta, e il salame, poco, perché non bastava per tutti. Rammenta Modesto: «Abbiamo mangiato una rana in cinque, mica come oggi, che mangiano e si gonfiano». Modesto è nato a Le Fratte (ex casoni di Cesena) da Pietro Bortolus e Luigia, una famiglia di contadini. “Mamma Luigia, - ricorda - in un momento di difficoltà famigliare, portava le croci ai funerali, per prendere pochi centesimi, grazie al Comune. È stata una grande donna. Poi ho frequentato le scuole, poche. Portavamo le sedie da casa per sederci, mancava tutto». Modesto ora mangia poco e di tutto: beve latte alla mattina, con un pezzo di pane, e alla sera minestra o un uovo. Niente vino, ma al caffè non rinuncia. «La cuoca è mia figlia. Mangio di tutto, non sono delicato. Forse è questo che mi fa vivere così a lungo». LA GUERRA «Nella casa di Le Fratte siamo rimasti, con la famiglia, otto giorni nascosti in cantina, con la paura che i tedeschi venissero a prenderci, soprattutto noi maschi. Si usciva a notte fonda, per mangiare qualcosa e prendere aria». Per la festa sono arrivati figli, nipoti, pronipoti e vicini di casa e, mentre attorno a lui si sono accesi sorrisi, abbracci e auguri, regalava a tutti la lezione più bella: vivere con semplicità, coraggio e gioia, giorno dopo giorno.










