HomeUmbriaCronacaBorsa di studio al nostro ricercatore. Progetto dell’Imperial CollegeMichele Stasi da Foligno a Londra indaga le malattie neurodegenerative. Finanziamento di 260mila euroMichele StasiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciMichele Stasi, folignate classe 1994, nel 2025 ha vinto la prestigiosa borsa di studio post dottorato “Marie Curie“, per svolgere attività di ricerca scientifica. Si tratta 260mila euro per il suo progetto Mimoses, portato avanti al Dipartimento di chimica dell’Imperial College di Londra. "L’idea - spiega il giovane ricercatore - è quella di studiare una struttura particolare di rna, detta quadruplaelica, per capire come interagisce con le membrane della cellula. Le sequenze che studio sono spesso coinvolte in malattie neurodegenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica. Cerco così di aggiungere un tassello per capire i meccanismi di questa patologia". Il progetto andrà avanti per due anni, "un tempo breve per chi fa ricerca - dice Stasi - ma questo tipo di finanziamento europeo è pensato per far partire la propria carriera accademica".
Michele Stasi non è alla sua prima esperienza all’estero. Durante il corso di laurea a Pavia, ha svolto un periodo di studio a Boston, negli Stati Uniti. Poi il dottorato in Germania, a Monaco di Baviera. Ora a Londra, sotto la guida di un altro italiano, il dottor Marco Di Antonio. "Qui - racconta Stasi - un intero piano del dipartimento è pieno di connazionali". Proprio in questi giorni si è tornati a parlare della fuga dei giovani dalla nostra regione. Sono circa 20mila quelli andati all’estero nel corso degli ultimi vent’anni. "A me - commenta Stasi - non piace il termine fuga, perché non sono scappato. Credo che fare un’esperienza all’estero sia necessario per come è fatto il mondo oggi. Per me è stata una necessità". Non una costrizione ma una scelta, per il giovane folignate, che però riconosce alcuni limiti nel mondo accademico italiano. "La mia priorità è di fare ricerca di alta qualità in un luogo che mi consenta di non avere fondi a intermittenza, come invece succede in Italia. E poi ci sarebbe da chiedersi il perché non arrivino giovani da fuori per fare ricerca nel nostro Paese". Pensare a casa, ora, fa soffrire: "Mi manca, ma so che sarà difficile tornare".









