ROVIGO - Dopo la rivolta di due mesi fa, le continue urla, i ripetuti incendi di materassi nelle ultime giornate, gli interventi dei vigili del fuoco e i blocchi della viabilità attorno al carcere minorile, Futuro Nazionale scende in protesta. Il movimento ha annunciato per il 2 luglio, in concomitanza con l’arrivo in città di Roberto Vannacci, che inaugurerà la sede di via Fleming, un sit-in silenzioso davanti all'istituto di via Verdi. «Non vogliamo strumentalizzare la vicenda - spiegano il consigliere comunale Nello Piscopo e il coordinatore cittadino Ciro D'Orsi - ma dare voce al disagio dei residenti». Residenti che i due esponenti invitano a partecipare.
Evasione dal carcere e rivolta minorile, la sindaca Cittadin: «Vogliamo una città tranquilla» LA PROPOSTA «Sarà una protesta silenziosa - spiega Piscopo - anche perché urlare slogan non farebbe altro che agitare chi si trova all'interno della struttura, offrendo un pretesto per alimentare ulteriori tensioni. È proprio quello che vogliamo evitare».L'obiettivo, precisa, non è contestare l'esistenza del carcere o creare allarmismi, ma dare voce al crescente malessere dei cittadini che vivono nelle vie limitrofe. «Nessuno pensa all'evasione o a situazioni di pericolo vero e proprio. Il problema è il disagio che si sta creando. Ormai quasi ogni giorno, a fronte di proteste interne e incendi di materassi, via Verdi, via Mazzini e le strade circostanti vengono interessate dalla presenza di vigili del fuoco, ambulanze e forze dell'ordine, con blocchi della circolazione e inevitabili preoccupazioni per chi abita nella zona». Secondo Piscopo il fenomeno non può essere liquidato come episodico. «Il livello di tensione e di paura tra i residenti comincia a farsi sentire. Non riguarda più soltanto chi vive davanti al carcere, ma una parte sempre più ampia della città». Per questo il movimento coinvolgerà anche i cittadini nel presidio del 2 luglio, durante il quale saranno esposti soltanto cartelli. «Vogliamo mandare un segnale preciso: fuori da quelle mura c'è una comunità che è preoccupata e chiede di capire cosa stia succedendo».Carcere minorile, 4 indagati per la rivolta scoppiata all'interno del penitenziario LE RICHIESTE Tra le richieste avanzate da Futuro Nazionale c'è quella di approfondire le cause dei continui episodi di tensione. «La prima cosa è capire se tutto questo possa essere considerato normale. Se fatti di questo tipo si ripetono ormai con tale frequenza, allora bisogna mettere in campo tutti gli strumenti necessari perché accadano il meno possibile. Credo serva un rafforzamento della vigilanza interna, soprattutto nei confronti dei soggetti più problematici». Piscopo si interroga anche sulle ragioni che spingono alcuni detenuti a mettere in atto simili proteste. «La domanda che ci facciamo è se alcuni maggiorenni non provochino questi episodi con l'obiettivo di essere trasferiti negli istituti per adulti». IL CONTRASTO Le dichiarazioni arrivano all'indomani della presa di posizione del capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, che ha respinto le ricostruzioni. «Contrariamente a quanto riferito, la sicurezza interna ed esterna dell'Istituto penale per i minorenni di Rovigo non è mai stata messa a repentaglio» ha affermato, sostenendo che «non si possa accettare una narrazione fuorviante e prevenuta che tende a disseminare un senso di insicurezza tra i cittadini», rivendicando il lavoro svolto dalla Polizia penitenziaria e confermando il trasferimento dei quattro detenuti ritenuti responsabili dei disordini.Parole che, tuttavia, si confrontano con una sequenza di episodi documentati negli ultimi giorni. Dopo il primo incendio di materassi, infatti, appena dodici ore più tardi si è verificato un nuovo tentativo di rogo che ha richiesto un ulteriore intervento dei vigili del fuoco con l'attivazione del protocollo di sicurezza e la presenza, ancora una volta, di ambulanza e forze dell'ordine. Dalle abitazioni vicine diversi residenti hanno riferito di aver visto il fumo uscire dall'istituto e di aver assistito ai ripetuti spiegamenti di mezzi di soccorso. Circostanze che, pur senza tradursi in un'effettiva compromissione della sicurezza esterna, hanno inevitabilmente alimentato apprensione tra chi vive nel quartiere.LA REPLICA È proprio su questo aspetto che insiste Piscopo. «Ci mancherebbe altro che la legalità non fosse garantita. Ma qui non stiamo parlando di questo. Stiamo parlando del disagio della popolazione e della necessità di dare risposte. Non vogliamo strumentalizzare la vicenda, vogliamo capire perché questi episodi continuino a ripetersi e impedire che diventino un'abitudine».









