VAZZOLA (TREVISO) - Folgorato durante un viaggio in Francia, nella regione del Cognac: «Ho visto questo distillato prodotto con tecnica, innovazione, visione del valore aggiunto». Roberto Castagner era uscito dalla scuola enologica del Cerletti di Conegliano, ma non sapeva nulla di grappa. Da quel momento, decise di imparare il mestiere in una distilleria. Quindici anni dopo il salto. Era 1996 quando fondò la propria azienda con il socio Bernardo Piazza (oggi presidente, mentre Castagner è amministratore delegato). Accese un mutuo e partì, «da zero». Nacque così la distilleria Castagner.
«In quel periodo racconta l'ad, che oggi opera con il supporto dei figli Silvia, Giulia, Giovanni e del nipote Carlo le distillerie chiudevano, la grappa non incontrava più il gusto dei giovani, quella bianca era in difficoltà, quella barricata non esisteva. Era il momento giusto per innovare». Nel frattempo, Castagner era diventato, oltre che enologo, mastro distillatore: «Il prodotto spiega doveva essere cambiato nella fermentazione alcolica, nella conservazione, nella distillazione ma soprattutto nell'invecchiamento». Comprò le prime 50 barrique (oggi sono 2500). E imboccò una strada controcorrente: «La grappa doveva diventare morbida, delicata, moderna, digeribile e avere un colore che affascinasse il consumatore moderno». Oggi la distilleria di Vazzola produce il 15% della grappa italiana, realizzando un giro d'affari di 16 milioni di euro, con una cinquantina di dipendenti ed esporta in 40 paesi. «L'export rappresenta il 15% del fatturato, ma contiamo di portarlo al 30-40% in cinque anni».








