La grappa non è diventata improvvisamente giovane. A cambiare sono state le persone che oggi la producono e che la comunicano. Hanno tra i trenta e i quarant’anni, vengono da famiglie che lavorano nella distillazione da generazioni e in azienda ci sono cresciuti. “Io sono nato qui, in mezzo agli alambicchi”, racconta Matteo Pisoni, dell'omonima distilleria trentina, “la mia casa è nello stesso edificio della produzione, già da bambino seguivo mio padre, osservavo tutto”. Un’esperienza che ritorna, con poche varianti, anche nelle parole di Giulia Berta, Francesca Bardelli Nonino e Alessandro Marzadro. I protagonisti della new generation della grappa.

Il distillato di vinaccia è un pezzo di anima della produzione italiana, ma cambia a seconda della regione e del territorio in cui affonda le sue radici. E così questi ragazzi, le cui storie si possono (si devono) seguire da vicino per capire dove sta andando la grappa. E perché ha ancora moltissimo da dire. Perché il punto non è tanto cosa stanno cambiando, ma come ci stanno dentro a questa storia che arriva da un tempo lontano. Nessuno di loro vive con l’idea di rifare tutto da capo, né con l’urgenza di prendere le distanze. Semmai il contrario. La differenza si vede nelle pieghe dei loro racconti, nei ruoli che scelgono e nel linguaggio che usano.