PADOVA - Prima ancora di essere un ippodromo, Padovanelle era già un pezzo della storia del trotto italiano. A Padova, infatti, le corse dei cavalli si disputavano quando ancora l’Italia unita non esisteva: era il 1808 quando in Prato della Valle si tenne quella che viene considerata la prima riunione di trotto del Paese. Da allora la città veneta è diventata uno dei grandi laboratori dell’ippica nazionale, contribuendo persino alla definizione dei regolamenti europei della disciplina e guadagnandosi il titolo di capitale italiana del cavallo sportivo. Oggi, dopo anni di crisi e di declino, quello straordinario patrimonio prova a ripartire.
Lo storico IppodromoBreda, acquistato nel 2023 dalla famiglia Stefanelli, è al centro di un progetto di rilancio che punta a conservare la sua anima ippica trasformandolo al tempo stesso in uno spazio multifunzionale, aperto alla città e attivo durante tutto l’anno. L’obiettivo è ambizioso: fare delle Padovanelle un luogo in cui le corse convivano con spettacoli musicali, eventi culturali, attività sportive, ristorazione e iniziative per le famiglie, seguendo un modello già sperimentato in altri grandi impianti europei. «Non vogliamo che Padovanelle parli soltanto di cavalli, ma anche di arte, cultura e socialità», spiegano i proprietari. Un’idea maturata da Giuseppe “Pino” Stefanelli, imprenditore padovano scomparso nel febbraio scorso, che aveva immaginato per l’ippodromo un futuro capace di unire tradizione e innovazione. La famiglia Stefanelli ora ha affidato ad Adriano Del Moro, direttore generale, il percorso di rilancio. ORIGINI La storia di questo luogo, del resto, è eccezionale. L’ippodromo venne inaugurato il 13 ottobre 1901 per volontà del senatore e industriale Vincenzo Stefano Breda, uno dei protagonisti dello sviluppo industriale italiano. Grande appassionato di cavalli, Breda fu tra i primi allevatori europei a importare trottatori dagli Stati Uniti e dalla Russia, contribuendo alla modernizzazione dell’intero settore. L’impianto, realizzato interamente a sue spese, venne subito considerato uno dei più moderni d’Italia. Le cronache dell’epoca raccontano di migliaia di persone accorse per l’inaugurazione e di una città in festa per un’opera che rappresentava insieme sport, innovazione e prestigio. Sulla pista padovana hanno corso alcuni dei più grandi cavalli della storia del trotto, da Tornese a Varenne, passando per il leggendario americano Top Hanover.Le giornate di gara richiamavano migliaia di spettatori e l’ippodromo era parte integrante della vita sociale della città. E dopo i danni della guerra e una devastante tromba d’aria, l’impianto conobbe anche una seconda rinascita grazie all’imprenditore Ivone Grassetto, che nel 1962 inaugurò il nuovo complesso ancora oggi riconoscibile nella sua struttura principale. Poi, però, arrivò la lunga crisi dell’ippica italiana. Il progressivo calo di interesse verso il settore e le vicende che hanno coinvolto la Fondazione Breda, proprietaria dell’impianto, hanno portato nel 2011 alla chiusura dell’ippodromo e a una lunga stagione di incertezza. LA RIPARTENZA L’acquisizione da parte della famiglia Stefanelli ha segnato un nuovo punto di partenza. Il primo tassello è già visibile nel Giardino Padovanelle, uno spazio aperto all’interno del complesso che ospita musica dal vivo, incontri culturali e attività per le famiglie. Ma il progetto guarda molto più lontano: recupero degli spazi storici, valorizzazione delle aree verdi, nuovi servizi e una programmazione capace di attrarre pubblici diversi. L’ippica, assicurano i proprietari, resterà il cuore delle Padovanelle. Ma attorno a quella tradizione centenaria si vuole costruire qualcosa di nuovo: un luogo di incontro, cultura e tempo libero. In fondo, è la stessa idea che oltre un secolo fa spinse Vincenzo Stefano Breda a costruire il suo ippodromo: fare delle Padovanelle un simbolo della città. Oggi quella sfida torna a galoppare.













