«La risposta che ha dato lo Stato - immediata - in questi casi è dimostrazione di una conoscenza approfondita dei fenomeni delinquenziali, delle realtà territoriali, che ha permesso, nell'arco di 24 ore, di arrivare ai responsabili». Lo ha detto il questore di Napoli, Maurizio Agricola, dai microfoni di Sky TG24, parlando della rissa a colpi di pistola che nel tardo pomeriggio di lunedì ha seminato il panico in piazzetta Montesanto, nel cuore della città, a pochi passi dalla fermata della ferrovia Cumana. In relazione all'importanza della videosorveglianza, il questore ha ricordato l'impatto che la tecnologia ha avuto nella risoluzione delle indagini: «l'anno scorso quasi il 70% degli omicidi sono stati scoperti grazie ai sistemi di videosorveglianza».
Spari a Montesanto, i genitori di Francesco Pio Maimone: «Napoli città dolente»Per Agricola una presenza più massiccia delle forze dell'ordine è auspicabile ma, ha spiegato, «Napoli è una città metropolitana con tre milioni di abitanti» e, quindi, «credo che si debba investire molto sulla tecnologia, anche sulla videosorveglianza, che in questo caso come in passato, ci ha consentito una risoluzione di efferati e crimini di omicidi importanti». Secondo il questore, infine, tra il fenomeno delle baby-gang e la camorra «c'è un intreccio: in alcuni casi parliamo di soggetti inseriti in una realtà di figli e nipoti di un contesto camorristico, in altri ci sono innesti che vengono al di fuori del contesto familiare camorristico»Lo sviluppo delle indagini Avrebbe visto contrapposti due gruppi criminali, di cui facevano parte da un lato l'uomo arrestato perché trovato in possesso di una pistola a casa e i suoi sodali, e dall'altro colui che ha sparato in aria, l'uomo che si aggirava tra la folla armato di AK-47 e la sua compagna. Emergono nuovi particolari dall'indagine sugli spari a Montesanto.Napoli, l'immagine della città non è l'uomo con il mitraIeri è stato convalidato l'arresto per il 38enne Giovanni Calvanese, che risponde del possesso di una calibro 9 (non registrata) e del relativo munizionamento (12 proiettili). L'uomo è in carcere come i presunti rivali: Giuseppe Triuolo, 30 anni, colui che ha esploso due colpi con una pistola, non ancora trovata, Emanuele Iaccarino, di 38, (era vestito di nero e si aggirava armato di Kalasnikov, identificato dai tatuaggi), e la compagna di quest'ultimo, Arianna Rossetti, 32enne, a cui si contesta di aver fatto sparire la pistola usata da Triuolo (sentimentalmente legato alla sorellastra di Iaccarino).Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, proseguono per fare piena luce sui reali motivi della violenta rissa, che ha provocato sconcerto non solo in città. Non si esclude che i due gruppi criminali possano essersi fronteggiati per questioni legate al malaffare, come la droga oppure la spartizione dei proventi delle truffe agli anziani. Tra le circa dieci persone su cui si sta concentrando l'attenzione degli investigatori, come si evince peraltro dai video, figurano diverse donne.Montesanto, le donne dietro il raid col mitra: «Il terrore tra i vicoli»Al momento manca ancora la pistola usata da Triuolo per sparare in aria: l'arma era stata tolta dalla disponibilità di Iaccarino (che poi ha preso l'AK47) dalla compagna, la quale, dopo avere tentato di nasconderla in un negozio, l'ha posata nella vettura - una Fiat Panda - nella disponibilità di Triuolo. Da lì la preleverà per sparare in aria. Il Kalasnikov imbracciato da Iaccarino è stato trovato sotto la vettura parcheggiata di Iaccarino: a nasconderlo sarebbero state due donne. Sull'arma trovata nella disponibilità di Calvanese, la calibro 9 semiautomatica, saranno eseguiti accertamenti balistici. I fermati, infine, come dimostrano l'acquisto di un biglietto per l'estero, la richiesta di un passaporto e i bagagli, erano in procinto di lasciare la città.












