«Sento un bellissimo senso di leggerezza e serenità interiore. E voglio continuare a studiare: mi iscriverò all’università. Non accetterei mai una laurea honoris causa: bisogna conquistarsele le cose». Il giorno dopo l’esame di maturità Pupo si è rifugiato in studio a registrare. È stanco, e si vede.
Non si aspettava e neanche desiderava un clamore mediatico così ampio sul suo esame di maturità: si è pure scusato con i professori della commissione presso l’istituto paritario Minerva dove ha sostenuto prima le prove scritte e poi gli orali. Adesso può tirare un sospiro di sollievo: è finita. Ma quando esce dallo studio per una pausa, trova il tempo di fare un veloce bilancio della sua maturità e del rapporto con gli studenti. «Non ho sentito alcun imbarazzo, mi sono creduto uno di loro. Ero tornato sui banchi di scuola già due anni fa nella aule dell'Istituto privato Enrico Fermi ma stare nell'aula in cui si è svolta la prima prova scritta, insieme a trenta ragazzini che potevano essere miei nipoti ed essere comunque considerato e trattato come uno di loro, mi ha improvvisamente fatto respirare l'aria pura della giovinezza».
Pupo, nome d’arte di Enzo Ghinazzi, classe ‘55, ha studiato due anni per prepararsi alla maturità e portare a termine il suo percorso scolastico interrotto da ragazzo. Una vita piena di alti e bassi, la sua. La fama, la gloria, ma anche i problemi con il gioco d’azzardo e gli strozzini. Adesso la maturità, un passaggio conquistato per se stesso ma anche per la sua famiglia e i suoi genitori che sognavano per il figlio una carriera da avvocato. Ma per lui che ha 70 anni l’esperienza più forte che si porta dentro dopo l'esame di maturità è il rapporto con i ragazzi e il ritorno a scuola in una Italia completamente diversa rispetto a quella della sua infanzia. «Ai ragazzi vorrei dire che non devono mai arrendersi e che non c'è mai un tempo limite nell'esaudire i propri obiettivi. Bisogna ritrovare quelle emozioni e quel senso della vita, alle quali puoi accedere solo se impari a vivere nel presente. Rendere concreto il concetto del Carpe Diem. Devono convivere con meno angoscia l'attesa e la sofferenza. Ho molta fiducia nei nostri ragazzi e sono certo che alla fine se la caveranno».












