Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni disertano il ricevimento per il 4 luglio a Villa Taverna. Ma Pd e M5S non rinunciano a delegazioni ed emissari: «Impossibile rompere con gli Stati Uniti se ci si candida a governare»

Esserci o non esserci, a Villa Taverna. Parafrasando Shakespeare, o più prosaicamente Nanni Moretti in Ecce Bombo: «Mi si nota di più se vengo o se non vengo?». Nel campo largo la domanda rimbalza da giorni, mentre sull’annuale ricevimento dell’ambasciata americana per l’Independence Day — quest’anno nel 250esimo anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti — si allunga l’ombra del secondo Trump: dai dazi alle guerre, fino agli ultimi attacchi scomposti all’Italia, responsabili di una freddezza con Washington che ora interessa anche il governo, oltre che le opposizioni.

Alla fine, la linea scelta dal centrosinistra è quella del compromesso: i leader si tengono alla larga, ma nessuno strappo. Almeno non tra i primi azionisti della coalizione. Non ci saranno Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, ma Pd e Movimento 5 Stelle non lasceranno comunque sedie vuote. Saranno in campo, infatti, delegazioni, emissari e seconde file. Perché una cosa è prendere le distanze dall’amministrazione Trump, altra cosa è mandare il segnale di una rottura con gli Stati Uniti, è la posizione che prevale nel campo largo. Soprattutto mentre si comincia già a ragionare sulle politiche del 2027 e possibili squadre di governo, con annesse responsabilità internazionali che toccherebbero a chi si candida a scalzare la destra da Palazzo Chigi.