Vedo molti nordeuropei che, una volta in pensione, si trasferiscono in paesi come il Portogallo o il Marocco. E so che alcuni statunitensi fanno lo stesso in America Latina. È legittimo dopo il pensionamento godersi il sole e un costo della vita più basso in un altro paese oppure si tratta di una nuova forma, edulcorata, di colonialismo?–Taimaz Szirniks
Storicamente, il “colonialismo” si verificava quando uno stato si impadroniva di un altro territorio, di solito con la forza o per decreto. È una storia di dominio esercitato dal potere statale.
Quando dei privati cittadini si trasferiscono all’estero dopo la pensione, lo fanno con il consenso del governo ospitante, non con i cannoni. Le società hanno il diritto di decidere chi ammettere, entro limiti morali e legali. Il diritto internazionale protegge i rifugiati che fuggono dalle persecuzioni, e i paesi rispettabili evitano discriminazioni ingiuste o la separazione delle famiglie. Al di là di questo, il controllo della residenza e della cittadinanza è una componente fondamentale della sovranità nazionale.
Quello che fanno questi nordeuropei non è colonialismo, ma migrazione autorizzata. I pensionati che cercano un costo della vita più basso fanno semplicemente, su scala internazionale, quello che molti fanno a livello locale: trasferirsi dove le loro risorse valgono di più, come fanno per esempio i residenti di Boston che vanno in Florida in cerca di sole e risparmio.






