Alte erano le aspettative nei confronti delle squadre africane per i Mondiali. Un entusiasmo sicuramente dettato dalla crescita del movimento, ma che spesso non ha tenuto in considerazione - descrivendo il continente come un "blocco unico" - le differenze tra Paese e Paese, tra federazione e federazione e la strada che ancora da fare per competere fino in fondo nella competizione mondiale. "Sindrome dell'ultimo minuto". È la fotografia, scattata dal quotidiano burkinabè "Aujourd'hui", dello psicodramma vissuto dalle quattro nazionali ai sedicesimi di finale dei Mondiali, eliminate dal torneo subendo il gol decisivo in "zona Cesarini", tra l'86' e il 92'. "Il calcio africano ha bisogno di riflettere sul suo dna mentale", è la chiusa del pezzo pubblicato online dal quotidiano del Burkina Faso.
Sono nove su dieci infatti le nazionali africane che si sono qualificate alle fasi eliminatorie del torneo, un numero senz'altro importante. Fino ad ora - aspettando i match di Algeria, Egitto e Ghana - sono cinque le squadre ad aver giocato i sedicesimi e solo il Marocco ha raggiunto gli ottavi, superando l'Olanda ai calci di rigore. Le altre quattro - Senegal, Congo, Sudafrica e Costa D'Avorio - sono state tutte eliminate con dei gol subiti negli ultimi minuti di gioco.













