<p>Due anni dopo la sua istituzione, la Zona Economica Speciale unica si conferma per il <strong>Mezzogiorno</strong> uno dei principali strumenti di politica pubblica per favorirne il suo sviluppo economico.
In esclusiva a Class CNBC <strong>Giosy Romano</strong>, Capo dipartimento per il Sud del Consiglio dei Ministri fa il punto sui risultati raggiunti. </p> <p> </p> <p><strong>Domanda.
Avvocato Romano, è possibile fare un primo bilancio dei risultati raggiunti dall’introduzione della Zes unica?</strong> </p> <p><strong>Risposta.</strong> È estremamente positivo, ma a dirlo non sono io ma i numeri.
Dalla sua introduzione sono state circa 1.500 le autorizzazioni rilasciate che equivalgono ad altrettanti investimenti che si sono concretizzati nelle otto regioni meridionali, ora esteso anche a Marche ed Umbria.<br> Secondo uno studio Ambrosetti, gli investimenti sono stati pari a 58 miliardi di euro che hanno generato 65 mila nuovi posti di lavoro. </p> <p> </p> <p><strong>D.
Durante l’incontro <em>Mezzogiorno al Centro</em>, Pasquale Lampugnale, tra i coordinatori del Comitato tecnico-scientifico dell'Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori, ha proposto l'introduzione, nell'ambito della Zes Unica, di un regime speciale dedicato alle città medie e ai territori fragili in particolare quelli attraversati dalla nuova direttrice ferroviaria AV/AC Napoli-Bari. È una strada percorribile?</strong> </p> <p><strong>R.</strong> Perché non ipotizzare l’utilizzo dello strumento di una zona franca doganale interclusa pure prevista dalla Zes unica.<br> È così performante da poter ipotizzare che diventi regola e non più prototipo.








