Un ex detenuto ha raccontato a Fanpage.it il sistema di droga e telefoni nel carcere di Torino: bonifici, debiti, pestaggi e una rete di silenzi che protegge il mercato. Ecco come funziona.

"Polizia penitenziaria corrotta e detenuti che spacciano. È più facile comprare una dose di crack in carcere che un pezzo di pane fuori". A parlare è un ex detenuto del carcere Lorusso e Cotugno di Torino che a Fanpage.it ha spiegato come funziona un presunto sistema di compravendita di droga e telefoni all'interno dell'Istituto. Un sistema al quale anche lui ha preso parte durante la detenzione che ha scontato tra luglio e dicembre 2025.

Prima di iniziare il racconto fa una richiesta: restare anonimo. Marco (nome di fantasia), ha paura di ritorsioni. Per questo inizia la sua testimonianza con un avvertimento: "Il carcere è permeabile, più di quanto si immagini. È giusto che il mondo sappia cosa accade lì dentro. Ho paura, ma sono pronto a parlare". Poi, proprio attraverso la sua esperienza e quanto riportato in un verbale di sequestro che Fanpage.it ha visionato, ci aiuta a comprendere come funziona questo "mercato" dove "circola di tutto" e dove tutti avrebbero ruoli precisi: c'è chi fa entrare la merce. Chi la distribuisce. Chi incassa i soldi. Chi controlla il territorio. Una vera e propria geografia dello spaccio che si muove su più livelli: ingresso, distribuzione, pagamento e controllo. È su queste basi che Marco inizia la sua testimonianza: un flusso continuo di date, episodi, nomi, riferimenti a bonifici bancari, pestaggi e debiti. Noi siamo entrati in questo sistema, ecco come funziona. Il suo ruolo nel sistema: "Hanno cercato di uccidermi" Marco non si limita a descrivere ciò che ha visto: ammette di esserne stato parte. "Quando sono entrato ho detto subito che ero un tossicodipendente e che volevo disintossicarmi", spiega prima di aggiungere: "Chi entra con un problema di tossicodipendenza come me non guarisce: peggiora".