Jannik Sinner ha indossato un gilet refrigerante durante gli allenamenti che hanno preceduto Wimbledon 2026, in coincidenza con un'ondata di caldo che a Londra ha reso proibitive le sedute all'aperto. La scelta, concordata con lo staff medico dopo i controlli seguiti ai problemi fisici accusati al Roland Garros, non è un vezzo estetico né un semplice «gilet col ghiaccio»: si tratta di un sistema di raffreddamento corporeo che negli ultimi anni ha lasciato i laboratori sportivi per arrivare, in versione più accessibile, anche sugli scaffali destinati agli amatori.

Come funziona il raffreddamento corporeoI gilet refrigeranti in commercio si dividono essenzialmente in tre famiglie tecnologiche. La prima utilizza tasche interne riempite di gel, da raffreddare in frigorifero o in acqua ghiacciata prima dell'uso: la soluzione più economica, ma anche quella con l'autonomia più breve. La seconda, quella scelta dal team di Sinner secondo quanto riportato dalle cronache londinesi, si basa su materiali a cambiamento di fase, i cosiddetti PCM (Phase Change Material): sostanze capaci di assorbire grandi quantità di calore latente nel passaggio da uno stato fisico all'altro, garantendo (secondo le indicazioni fornite dai produttori di questi materiali) un rilascio costante di fresco per periodi più lunghi rispetto al semplice gel. La terza famiglia, la più sofisticata e diffusa nel motorsport, prevede un circuito di raffreddamento liquido attivo, collegato a una piccola pompa e talvolta a una batteria, che fa circolare acqua fredda in una rete di tubicini cuciti nel tessuto.In tutti e tre i casi il principio fisico resta lo stesso, ovvero abbassare la temperatura cutanea sul torace e sulla schiena, dove passano grandi vasi sanguigni, per ridurre il carico termico interno prima o durante lo sforzo. L'obiettivo è far partire il corpo «più fresco», rallentando l'aumento della temperatura interna e riducendo il rischio di un affaticamento precoce, secondo quanto emerso dagli studi sul cosiddetto pre-cooling nello sport di endurance. Va precisato che l'efficacia dichiarata da questi dispositivi dipende da variabili non banali, come il tempo di attivazione prima dell'uso, l'umidità dell'ambiente (che condiziona molto le versioni a evaporazione) e la superficie corporea effettivamente coperta dal capo. I produttori tendono a indicare durate di raffreddamento generose, spesso ottenute in condizioni di laboratorio, che nella pratica quotidiana su un campo da tennis o in un cantiere possono ridursi sensibilmente. Per questo motivo i protocolli più seri, come quello adottato dallo staff di Sinner, non affidano la gestione del caldo a un solo strumento, ma combinano il gilet con altre pratiche di raffreddamento mirato, dalle borse di ghiaccio sulla testa alle strategie di idratazione pianificate nel dettaglio.