«Lucania, terra appartata tra le montagne del Sud Italia. Qui la gente conserva ancora un profondo senso del sacro». Poi nuvole basse sulle alture, cime lontane, boschi, una strada che attraversa i campi e sembra un fotogramma di Kiarostami. Invece è Devozioni di Gianfranco Pannone, maestro del cinedocumentario (ho amato dieci anni fa il suo Lascia stare i santi, un secolo di religiosità popolare raccontata coi materiali dell’Archivio Luce). Devozioni inizia con la voce di un astronomo siberiano di stanza all’osservatorio di Castelgrande: il suo compito è seguire le traiettorie dei detriti spaziali. Da scienziato, dice, non si pone il problema dell’esistenza di Dio, ma se col suo immenso telescopio volesse cercare la presenza di un’entità superiore, non riuscirebbe, tanto il cielo è inquinato da milioni di corpi artificiali. Pannone si rivolge alla terra e racconta la persistenza del sacro nella Lucania appenninica:due monaci che abitano un convento a rischio di chiusura e un anziano deciso a salvarlo; una poetessa che ha costruito un santuario dedicato a Gesù; una coppia di fratelli sulle tracce di Pasolini nella Lucania-Palestina del Vangelo secondo Matteo; un bambino miracolato;una cantante ricercatrice di melodie popolari. Storie e luoghi ritratti da Pannone per documentare una spiritualità che i nostri tempi sembrano aver smarrito. Il suo sguardo viene da lontano: gli studi antropologici di Ernesto De Martino sui rituali magico-religiosi dei contadini del sud, l’etnomusicologia di Alan Lomax, Magia Lucana e la maestria registica di Luigi Di Gianni, a cui Devozioni è dedicato.Non solo nostalgia, ma resistenza dello sguardo, critica dell’antropocentrismo, immersione nel paesaggio, nel sentimento religioso e nel silenzio. Cercatelo:il film ha girato l’Italia nel mese di giugno e mi auguro lo troverete presto su qualche piattaforma.