La lotta alla malattia di Alzheimer non si combatte solo all'interno del cervello, ma anche nel resto del corpo, direttamente nel flusso sanguigno. Uno studio rivoluzionario, guidato da Keenan A. Walker del National Institute on Aging (NIH) e pubblicato su Science Translational Medicine, ha rilevato che il sistema immunitario periferico gioca un ruolo causale e attivo nell'insorgenza dell'Alzheimer. Si tratta di un cambio di paradigma totale: curare il cervello agendo sul sangue permette infatti di aggirare l'ostacolo della barriera emato-encefalica, aprendo la strada a terapie sistemiche, cioè somministrabili per via generale, e a test in grado di prevedere la demenza con ben venti anni di anticipo.
Fino a oggi, la ricerca scientifica e l'industria farmaceutica si erano concentrate quasi esclusivamente sull'immunità innata del cervello (le cellule della microglia) e sull'accumulo delle placche amiloidi. "Questo studio sposta invece l'enfasi sul sistema immunitario adattativo, una componente della difesa immunitaria finora meno studiata nell'Alzheimer rispetto all'immunità innata", commenta Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata. "I geni associati alla malattia risultano infatti massicciamente coinvolti nelle risposte immunitarie mediate da linfociti e immunoglobuline, suggerendo che il dialogo tra il sistema immunitario periferico e il cervello sia molto più rilevante di quanto si credesse", aggiunge.








