HomeFirenzeCronacaTurandot che non ti aspetti. Nuovo epilogo dell’opera sugli appunti di PucciniAlla Pergola il capolavoro incompiuto, che avrà il finale pensato dal Maestro. In scena il 18 luglio con il duetto conclusivo e la chiusa tratta da scritti autografi.Da sinistra, Roberta Ceccotti, Michele Lai e Sandro Gori durante la presentazioneRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciIl Maestro era morto due anni prima, ma la sua opera, allora considerata incompiuta, doveva essere messa in scena. E allora fu Arturo Toscanini a portare la “Turandot“ alla Scala. Senza, però, quel finale che sarebbe diventato il più eseguito: quello di Franco Alfano, che prese gli appunti di Giacomo Puccini e ne trasse una chiusa sua, considerata vicina a quella desiderato dal compositore. Vicina o no? In tanti, negli anni hanno proposto finali alternativi, da Berio a De Simone. Ora, a cento anni dalla prima “Turandot“, andata in scena il 25 aprile del 1926, arriva una nuova versione, quella più filologica possibile, grazie agli appunti non utilizzati da Alfano. Appunti inediti, che il grande compositore di Torre del Lago si era portato fino a Bruxelles, in quella clinica in cui sperava di curarsi. Insomma, appunti che sono stati studiati dalla musicologa statunitense Deborah Burton, associate professor alla Boston University, e che saranno la base della “Turandot“ che andrà in scena sabato 18 luglio alle 20,30 al Teatro della Pergola, proprio in quella sala dove nacque il melodramma. Insomma, un nuovo finale, con il duetto conclusivo e la chiusa dell’opera, così come appaiono negli scritti autografi di Puccini, con la trasformazione da donna di ghiaccio in una Turandot pronta ad amare, in una Pechino al tempo delle fiabe. Eppure, quegli scritti oggetto di studio di Burton non sono una novità: ne parlava già Arnaldo Fraccaroli nel suo “Vita di Giacomo Puccini“ del 1925. Un finale, dunque, che ascolta Puccini, che segue le indicazioni del compositore. Insomma, una “Turandot“ filologica, nel suo “finale di Burton“, ma anche nella sua regia, che sarà firmata da Mauro Pardini in collaborazione con Roberta Ceccotti. Mentre la direzione di produzione è affidata a Sandro Gori. Una lettura che segue le tracce e le indicazioni già inserite negli appunti pucciniani, con l’allestimento scenico che il compositore voleva affidato a Giovacchino Forzano e di cui sono rimaste alcune note. E poi l’attenzione ai costumi, alcuni disegnati appositamente, altri provenienti dalle sartorie del teatro storico di Pechino. E ancora l’organico orchestrale, con oltre settanta elementi come previsti dal Maestro.