Andiamo all’opera.27 giugno 2026 alle 00:10Al Lirico di Cagliari sino al 2 luglio la rivoluzionaria messinscena che guarda al (nostro) futuro 22 maggio 2026 Cagliari Teatro Lirico Opera Turandot di Giacomo Puccini Foto Max SolinasPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

È una plebaglia grigiastra e violenta, quella che si aggira tra le griglie di una struttura metallica che somiglia a una gabbia. O a un carcere, con guardie e detenuti tenuti a bada dai manganelli. Non ha alcuna vena favolistica, e nessuna aura gloriosa, la “Turandot” di Rafael R. Villalobos. Giovane regista spagnolo che dichiara di avere voluto rappresentare «la distopia di un mondo autocratico verso cui ci stiamo lentamente avvicinando». Dunque sulla scena del Teatro Lirico di Cagliari, niente cine-serie e nessun trionfo dell’amore. Sete di potere, piuttosto, e sopraffazione, e neppure Calaf, lo scioglitore degli enigmi, è un personaggio romantico. Tute, stivali, berretti a visiera indosso al popolo di Pechino che aspetta che sorga l’alba per sapere chi sarà la nuova vittima delle ossessioni di Turandot.

Principessa di gelo che irrompe malefica vestita di bianco e si muove con gesti secchi e parla con stizza al testardo Calaf e con odio alla coraggiosa Liù. Che è peraltro una ragazza tosta che mena botte e conosce qualche mossa delle arti marziali. Ping, Pong e Pang, i ministri nostalgici di bei laghetti blu e ombrose foreste, bevono dalla bottiglia e mangiano pop corn. In linea, quanto ad abbigliamento, con la veste piena di frange e gli occhiali da sole esibiti dall’Imperatore Altoum. È il rosso a prevalere nell’allestimento (rosso come il sangue, ovvio) dominato sempre dal disco pallido della luna che diventa un occhio che tutto controlla.