HomeMacerataCronacaBattaglia sull’eredità. Case, polizze e indennità. Due fratelli dal giudiceUno dei figli si è sentito escluso e si è rivolto al tribunale per far valere i propri diritti. Nel mirino la vendita di un’abitazione a un prezzo molto basso .Per il Tribunale di Macerata la compravendita, formalmente regolare, nascondeva in realtà una donazione indirettaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciUna casa venduta al figlio per 37.400 euro. Lo stesso figlio nominato erede universale. E poi quei soldi finiti in una polizza vita con beneficiario, ancora una volta, lui. Per il Tribunale di Macerata non è una coincidenza: quella compravendita, formalmente regolare, nascondeva in realtà una donazione indiretta a favore di uno dei due fratelli. La sentenza, non definitiva, arriva al centro di uno scontro familiare. Da una parte il figlio escluso dall’ultimo testamento, che ha chiesto di accertare la lesione della propria quota di legittima. Dall’altra il fratello, indicato dalla madre come erede universale, che aveva contestato anche l’autenticità di un precedente testamento olografo e chiesto di dichiarare l’altro indegno di succedere. Il giudice ha respinto questa linea difensiva. La consulenza grafologica ha stabilito che il testamento del 20 aprile 2015 era scritto dalla madre e non mostrava segni di "mani guidanti", pressioni o condizionamenti. Caduta l’ipotesi del falso, è caduta anche la richiesta di indegnità: per il Tribunale non sono state provate le condizioni previste dalla legge per escludere il figlio dall’eredità. E poi c’è l’immobile di Macerata. Il 1° giugno 2018 la donna aveva venduto al figlio la nuda proprietà dell’appartamento, mantenendo per sé l’usufrutto. Prezzo: 37.400 euro. Ma la consulenza tecnica ha stimato che, nel 2018, la sola nuda proprietà valesse 95.880 euro. Il giudice parla di prezzo "vile" e conclude che la vendita dissimulava una donazione indiretta, nella forma della compravendita mista a donazione. In sostanza: non una vendita finta in tutto, perché il prezzo fu effettivamente pagato, ma un affare chiuso a un valore molto più basso di quello reale, con la differenza considerata come un vantaggio patrimoniale dato al figlio acquirente. Nello stesso giorno della vendita, la madre fece testamento nominando quel figlio erede universale e disponendo nulla in favore dell’altro. Poi, con i 37.400 euro ricevuti, sottoscrisse una polizza vita indicando come beneficiario sempre il figlio che aveva comprato la casa. Per il Tribunale, letti insieme, questi elementi sono sintomatici della volontà della donna di arricchire il figlio acquirente. Non significa, però, che l’immobile debba tornare indietro. Il giudice ha stabilito che nell’asse ereditario dovrà essere ricompresa la differenza tra il prezzo pagato e il valore della nuda proprietà al momento dell’apertura della successione. La battaglia, quindi, non è finita. Il processo proseguirà perché il Tribunale deve ancora ricostruire con precisione il patrimonio della defunta: beni, debiti, conti correnti, polizza e altri documenti. Solo dopo si potrà stabilire se la quota di legittima del figlio escluso sia stata davvero lesa e quanto gli spetti.