di Marianna Vazzana
"Mi hanno detto che la macchina di mio figlio era stata usata per fare una rapina. Pensavo di parlare con poliziotti veri, erano convincenti e io mi sono preoccupata tantissimo perché mi hanno detto che mio figlio era in stato di fermo. Non potevo chiamare nessuno perché mi tenevano impegnata contemporaneamente sia sul telefono fisso e sia sul cellulare". La signora Maria, ottantaquattrenne del quartiere Gratosoglio, è stata vittima di truffatori. Dopo essere scampata a una prima trappola la settimana scorsa, ieri purtroppo non ha fiutato lo zampino dei criminali che dopo averla tenuta in linea "su due telefoni, per oltre un’ora, dalle 12.30 in avanti", sono riusciti a portarle via tutti i suoi gioielli dal valore di migliaia di euro "tra cui l’anello con brillante, regalo di fidanzamento di mio marito che non c’è più" e i soldi che aveva in casa, "circa 500 euro". "Il primo uomo si è presentato al telefono fisso come poliziotto. Mi ha riferito che l’auto di mio figlio risultava essere stata impiegata per commettere una rapina in una gioielleria e che avrei dovuto mettere sul tavolo tutti i preziosi che avevo in casa, in modo che un loro incaricato potesse controllare non ci fosse la refurtiva. Solo allora avrebbero rilasciato mio figlio". Un escamotage che ultimamente è quello prediletto dai malviventi: il copione si ripete da mesi e sono tantissimi, purtroppo, gli anziani raggirati. "Poco dopo mi ha chiamato anche un suo collega, così diceva, sul cellulare. Avevano già il mio numero. Io ero sempre più terrorizzata".







