Il Consiglio regionale martedì ha approvato all’unanimità una legge regionale che consente ai cittadini italiani senza fissa dimora privi di assistenza sanitaria di iscriversi tra gli assistiti delle Asst, le Aziende socio-sanitarie territoriali anche su segnalazione dei servizi sociali o sociosanitari, di scegliere un medico di base ("di assistenza primaria", o Map) o un pediatra di libera scelta e di ottenere tutte le prestazioni sanitarie previste dallo stato come Lea, Livelli essenziali di assistenza. Una legge proposta dal Pd, firmata in testa dal capogruppo Pierfrancesco Majorino e seguita come relatore dal consigliere Davide Casati (in foto), in tandem col relatore di maggioranza, il capogruppo di FdI Christian Garavaglia. La legge lombarda, oltre a prendere spunto da quella apripista varata nel 2021 dall’Emilia-Romagna, implementa una legge nazionale approvata dal Parlamento a fine 2024 che porta il nome del deputato dem Marco Furfaro, ed è stata sperimentata in 12 città più grandi, tra cui Milano. Con la normativa regionale ("Per la quale abbiamo dato battaglia", ricorda il capogruppo Majorino), anche nel resto della Lombardia sarà sanato un vulnus storico, che precludeva alle persone prive di residenza anagrafica – circa 96 mila in Italia, il 62% italiani – la possibilità di essere assistite se non in un pronto soccorso. Con costi oltretutto, calcolati nella campagna dem per la legge nazionale, tra i 250 e i 400 euro ad accesso a carico del Servizio sanitario nazionale, a fronte di un esborso con il nuovo sistema che si stima di circa 70 euro pro capite all’anno per coprire l’80% delle esigenze sanitarie delle persone non iscritte all’anagrafe comunale. "È innanzitutto un provvedimento di civiltà che restituisce il diritto alla salute a migliaia di lombardi", sottolinea Casati, ma alleggerisce anche la pressione "di accessi impropri" agli ospedali.Gi. Bo.