HomeMacerataCronacaMuore dopo le dimissioni, risarcita la famigliaUna cingolana di 66 anni rimandata a casa dall’ospedale senza gli esami previsti e senza terapia antibiotica. Oltre un milione per i familiariLa donna era stata ricoverata in ospedale (foto d’archivio)Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciDimessa dall’ospedale, il giorno dopo torna in fin di vita e muore: condannata l’Asur, oltre 1,1 milioni ai familiari. È la decisione del tribunale di Ancona a proposito di una 66enne di Cingoli.
La donna lottò per oltre un mese tra terapia intensiva, infezioni e shock settico. Per il tribunale di Ancona quella tragedia poteva essere evitata. Il tribunale ha infatti riconosciuto la responsabilità dell’ex Asur Marche per la morte della donna, avvenuta nel 2018 all’ospedale Urbani di Jesi, condannandola a risarcire marito, figli e nipoti.
La vicenda inizia il 2 giugno 2018. La donna va al pronto soccorso di Cingoli, poi da lì è trasgerita a Jesi dopo due giorni di malessere, vertigini e forte debolezza. Gli accertamenti evidenziano una massa addominale e i medici ipotizzano una riacutizzazione del morbo di Crohn, malattia di cui la paziente soffriva da tempo. Viene ricoverata per approfondimenti. Secondo quanto ricostruito nel processo, durante il ricovero era stata programmata anche una risonanza magnetica intestinale, per chiarire la natura della lesione. L’esame, però, non sarà mai eseguito. Il 14 giugno la donna viene dimessa senza che siano stati completati gli accertamenti, e senza prescrizione di una terapia antibiotica da proseguire a casa. Passano poche ore. Il 15 giugno la 66enne torna in ambulanza nello stesso ospedale. Le sue condizioni sono gravissime. Viene immediatamente sottoposta a un intervento che mette in luce una peritonite estesa. Da quel momento inizia il calvario: shock settico, insufficienza renale, ventilazione meccanica, dialisi e gravi infezioni. Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2018 la donna muore.







