L’Adriatico è un bozzo bollente: a fine giugno, la temperatura del mare, misurata a Ravenna e anche a Fano, è intorno ai 29 gradi. Nemmeno un tuffo, insomma, può aiutare a ridurre le difficoltà che il nostro organismo si trova ad affrontare a causa dell’ondata di calore, con buona pace del presidente del Senato e dell’idea che gli italiani si possano abituare a vivere come se fossero i Caraibi. Ignazio La Russa, però, ha ragione: ci dobbiamo abituare, perché quella che viviamo non è una situazione eccezionale.
LO CONFERMANO I DATI ambientali del nuovo rapporto Il clima in Italia nel 2025, diffusi ieri dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), composto da Ispra e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome. A cominciare proprio dalla situazione del mare: con una temperatura media annuale dei mari italiani di 20°C e punte di oltre 26° a luglio (26,64°) e agosto (26,48°), il 2025 fa registrare valori che sono superiori di ben 1,8° al trentennio di riferimento climatologico, ovvero il periodo tra il 1991 e il 2020, e si attesta come il secondo anno più caldo dal 1982. Media annuale significa che la temperatura registrata tra gennaio e dicembre, non solo quella estiva: il valore medio mensile minimo è stato registrato sul Mar Adriatico (13.6°C), quello massimo sul Mar Ionio (27.4°). A impressionare è un altro dato: le anomalie medie, cioè la differenza tra quanto registrato in un dato mese del 2025 e il periodo di riferimento: sono state positive per tutti e dodici i mesi del 2025, «con i massimi scostamenti positivi dai valori normali a giugno (+2.56°C) e a luglio (+1.81 °C)», spiega il rapporto.














