L'ondata di calore di matrice africana, che sta stringendo l'Italia in una morsa soffocante, sta raggiungendo in queste ore il suo culmine. L'approfondimento, come detto da 3B Meteo, di una saccatura atlantica sul comparto anglo-scandinavo ha spinto l'anticiclone verso il cuore del Mediterraneo, facendo in modo che i suoi massimi di pressione si posizionassero proprio sopra la nostra penisola.
Questo posizionamento garantisce condizioni di stabilità atmosferica estrema, cieli limpidi e un irraggiamento solare che sta portando le temperature a livelli eccezionali, con valori che in molti casi sfondano il muro dei 40 gradi, uniti a un tasso di umidità che rende l'afa insopportabile anche durante le ore notturne.Le zone più a rischio nel cuore del picco termico L'apice di questo evento meteorologico si concentra tra il fine settimana e le prime giornate della prossima settimana, con una distribuzione del calore che colpisce in maniera capillare gran parte del territorio. Le zone maggiormente esposte a questa fase di fuoco sono le aree del Nord, in particolare zone come l'Emilia Romagna, Sardegna e il basso Veneto, con un picco di calore superiore ai 40°, dove la conformazione geografica favorisce il ristagno dell'aria calda e umida. La conformazione geografica gioca un ruolo determinante nell'esasperare le ondate di calore, agendo come una severa trappola termica. Il caso più emblematico in Italia è quello del Bacino Padano, la cui orografia è il principale ostacolo alla circolazione dell'aria. Oltre all'ostacolo fisico, la conformazione orografica favorisce l'accumulo di umidità. L'unico lato aperto della pianura è quello che si affaccia sul Mar Mediterraneo, un bacino spesso caldo che convoglia verso l'interno masse d'aria ricche di vapore acqueo. In una situazione di stagnazione, questa umidità non riesce a disperdersi e rimane intrappolata nei bassi strati.È proprio questo mix di temperature roventi e alta umidità a creare la sensazione di afa opprimente: l'umidità impedisce al sudore di evaporare correttamente dalla pelle, inibendo il naturale meccanismo di termoregolazione del corpo umano e facendo percepire una temperatura molto più alta di quella reale. Durante le fasi anticicloniche, il fenomeno noto come inversione termica può ulteriormente peggiorare la situazione. Spesso si forma uno strato di aria più calda in quota che agisce come un vero e proprio "coperchio" sopra la zona. Questo strato superiore impedisce i moti verticali, bloccando l'aria calda e densa a contatto con il suolo.Di conseguenza, il calore accumulato durante il giorno non riesce a salire e disperdersi verso l'alto durante la notte, portando al fenomeno delle notti tropicali, dove le temperature non scendono sufficientemente per permettere al corpo e agli edifici di raffreddarsi, preparando così il terreno per un nuovo accumulo di calore il giorno successivo. A questa condizione orografica si somma l'azione antropica. Le grandi città che sorgono in queste aree "chiuse" agiscono come ulteriori serbatoi di calore, fenomeno noto come isola di calore urbana.Il cemento, l'asfalto e la scarsità di aree verdi assorbono la radiazione solare durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte, impedendo che l'ambiente urbano si raffreddi e rendendo la combinazione di geografia e urbanizzazione un ambiente estremamente stressante per la salute pubblica.In questo senso, anche la Toscana si trova nel mirino di questa risalita termica, con punte che si spingono verso, ma teoricamente non ancora oltre, i 40°. Il Centro e il Sud non rimangono certo a guardare, con valori massimi che stazionano stabilmente intorno ai 38°, con temperature di notti tropicali, quindi attorno ai 25-30°, nel perimetro dei grandi centri urbani. Particolarmente critica è la situazione nelle grandi città, dove l'effetto isola di calore urbana trasforma le notti in vere e proprie sfide alla sopportazione, con minime che faticano a scendere sotto soglie tropicali.La tendenza verso la tregua di metà settimana La morsa rovente non sembra risparmiare neanche i luoghi più notori per essere, se non rigidi, quantomeno vivibili; ad Aosta la temperatura ha raggiunto i 37°. L'afa non sta risparmiando nemmeno le località più in quota: a Courmayeur-Dolonne (a 1.200 metri) il termometro segna 32°, a Cogne-Lillaz (a 1.600 metri) ci sono 28° e 25 a Breuil-Cervinia (1.900 metri). Lo zero termico è salito ai 4.700 metri di quota. Eppure, i nostri esperti di meteo sembrano intravedere una luce in fondo al tunnel.Nonostante la morsa del caldo appaia attualmente implacabile, la previsione meteorologica inizia a intravedere una possibile via d'uscita. Il cambiamento nelle condizioni atmosferiche avverrà in modo graduale, con un primo segnale di cedimento dell'anticiclone che si manifesterà inizialmente nelle regioni del Nord-Ovest già a partire da lunedì. Sarà tuttavia necessario attendere la metà della settimana per assistere a una flessione termica più significativa e diffusa. Le proiezioni indicano per mercoledì e giovedì un calo che riporterà le temperature verso medie stagionali più consone al periodo su gran parte del territorio nazionale.Sebbene le regioni estreme del Sud e le Isole maggiori potrebbero mantenere una matrice climatica ancora marcatamente calda, si parla sempre di temperature superiori a 30°, il rientro verso valori normali su gran parte del Centro-Nord segnerà finalmente la fine di questa fase di eccezionale ed estenuante canicola.
