Otto liberi professionisti su dieci utilizzano l'intelligenza artificiale nella propria attività quotidiana, e più della metà, il 54%, la definisce parte integrante del proprio lavoro. Per il 72% resta soprattutto un assistente che alleggerisce il carico di lavoro, mentre cresce al 28% la quota di chi le affida compiti in autonomia o la coinvolge nelle decisioni strategiche. Gli strumenti più diffusi sono ChatGPT (32%), Gemini (23%) e Claude (20%), usati soprattutto per fare ricerche e analisi, scrivere testi e generare idee. A guidarne l’utilizzo è il risparmio di tempo, considerato dal 48% dei liberi professionisti come il beneficio più importante. Il 69% non teme in futuro la sostituzione professionale da parte dell’IA, ma un professionista su tre (32%) segnala come preoccupazione principale il possibile impoverimento delle competenze umane, seguito dal delicato tema della protezione di dati e delle conoscenze affidate all’algoritmo. A fronte di questo scenario, esiste ancora un 9% che si rifiuta di fare uso di intelligenza artificiale.

È la fotografia del rapporto tra liberi professionisti e IA nel 2026, restituita da un’indagine della tech company Fiscozen, che ha intervistato 2200 Partite Iva provenienti da tutti i settori in cui si fa uso di tecnologia e concentrati per il 50% nella fascia d’età 18-34 anni e per il 26% nella fascia 35-44.