Roma, 1 lug. (askanews) – “Welcome to villa Taverna”: si apre così, di solito, il ricevimento nei giardini della residenza dell’ambasciatore americano a Roma per l’Independence day celebration, un appuntamento di quelli dove “c’è il mondo”. E anche “un caldo terrificante”, sibila il leader di Azione Carlo Calenda, che non c’è mai andato e che quest’anno non è stato nemmeno invitato (“li capisco, dico su Trump cose orrende”). Chi, invece, c’è sempre andato, da premier e da semplice senatore, è Matteo Renzi e, con ogni probabilità, ci sarà anche domani, quando sarà presente a ranghi quasi compatti il governo e, molto meno, mimetizzata nelle delegazioni senza leader, l’opposizione.

Il ricevimento, nel giardino della villa con ampio buffet di specialità a stelle e strisce e fuochi d’artificio finali, è, in Italia, l’appuntamento dell’anno sul fronte dei rapporti con gli Stati Uniti, funzionando da termometro delle relazioni tra i due paesi, anche al di là degli scontri tra leader. Quindi esserci o non esserci, avere o meno l’invito – pare ne siano stati inviati circa duemila -, è questione di sostanza.

Il governo ci sarà. Sono passate due settimane dal durissimo scontro tra il presidente americano Donald Trump e la premier Giorgia Meloni e domani, ospiti dell’ambasciatore Tilman J.Fertitta, saranno presenti i due vice premier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, ma anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e la responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia e sorella della premier, Arianna Meloni. Il ministro degli Esteri ha ribadito pochi giorni fa la linea: “Andremo a Villa Taverna a testa alta e a schiena dritta” perché “le relazioni transatlantiche sono un punto fondamentale della nostra politica estera, indipendentemente da frasi così sconvenienti pronunciate dal presidente Trump”.