Prima del mattone, però, un dato su tutti: le cripto hanno superato il real estate come principale fonte di reddito della famiglia Trump. Oltre 1,4 miliardi di dollari, spinti dai quasi 800 milioni di World Liberty Financial (di cui 520 dalla sola vendita di token, quasi nove volte i 57 milioni dichiarati nel 2024) e dai 635 milioni della TrumpCoin, la criptovaluta ispirata all'immagine del presidente. Un totale complessivo, cripto comprese, di almeno 2,2 miliardi di dollari incassati nel primo anno di mandato, contro i 622 milioni del 2024 pre insediamento: quasi il quadruplo. In questa febbre digitale, s’intravede l’affare più opaco: l'investimento da 500 milioni di dollari dello sceicco emiratino Tahnoon bin Zayed Al Nahyan in World Liberty, arrivato pochi giorni prima dell'insediamento e seguito, mesi dopo, dal via libera dell'amministrazione all'export di chip Nvidia avanzati verso gli Emirati.Non è il solo caso di un viaggio diplomatico a cui è seguito un affare personale. Anzi, è accaduto anche nell’ambito immobiliare. Il primo grande tour del secondo mandato, tra il 13 e il 16 maggio 2025, ha toccato Arabia Saudita ed Emirati (oltre al Qatar) e ha prodotto, secondo le stime raccolte da Forbes e Al Jazeera, oltre 2000 miliardi di dollari di impegni di investimento. A Riad, l'accordo con il principe ereditario Mohammed bin Salman è valso 600 miliardi di dollari, di cui 142 solo in armamenti. Sei mesi dopo, quando Mbs è arrivato alla Casa Bianca con tanto di sorvolo militare e cena di gala, quella cifra è salita a 1000 miliardi, in cambio della vendita di caccia F-35, mai concessi prima a un Paese arabo diverso da Israele, e dello status di alleato non-Nato. Nello stesso periodo è comparso, per la prima volta nella dichiarazione patrimoniale, la voce Jeddah: 9,24 milioni di dollari di licenza per il progetto Trump Plaza, firmato con la saudita Dar Al Arkan.Ad Abu Dhabi e Dubai il canovaccio si è ripetuto, con più di un attore. Il 18 marzo 2025 lo sceicco Tahnoon bin Zayed, fratello del presidente emiratino e capo dei servizi di sicurezza nazionale, è volato a Washington: l’incontro con Trump, la cena alla Casa Bianca e, secondo il Wall Street Journal, la firma in segreto tramite il suo veicolo d’investimento con l'acquisto del 49% di World Liberty Financial. Due mesi dopo, è arrivato il via libera all'export di 500mila chip Nvidia l'anno verso gli Emirati, un quinto dei quali destinato proprio alla sua azienda, G42. Nella stessa finestra temporale, la licenza Trump per Dubai, sempre con il gruppo saudita Dar Al Arkan, è salita a 10,36 milioni di dollari, mentre sono comparsi per la prima volta due accordi separati ad Abu Dhabi, cinque milioni ciascuno, questa volta con Damac, il gruppo del magnate Hussain Sajwani. Si tratta dello storico socio in affari di Trump, che una settimana prima dell'insediamento di gennaio aveva promesso 20 miliardi di dollari di investimenti Usa in data center per l'intelligenza artificiale.