Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, in questi anni ha voluto dare di sé un’immagine precisa, nei suoi interventi pubblici e nei suoi libri. Un militare integerrimo, sempre pronto al sacrificio per la Patria e per i suoi commilitoni. Un servitore dello Stato capace di prendere decisioni delicate in pochi istanti. Il paracadutista intrepido, l’incursore temerario che non ha avuto timore di esporsi contro i suoi superiori. Ci sono però degli aspetti meno raccontati della sua carriera militare che ridimensionano questo ritratto, e dettagli che inducono a farsi un’idea un po’ diversa di Vannacci come generale dell’Esercito.
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Vannacci è nato a La Spezia ma è cresciuto tra Ravenna, Parigi, e poi la Versilia: fu costretto a spostarsi spesso dapprima per seguire suo padre, militare pure lui, e poi per la sua personale carriera. È stato comandante del reggimento d’assalto dei paracadutisti Col Moschin e della brigata dei paracadutisti della Folgore, due corpi d’élite, e impegnato in varie missioni all’estero con ruoli di comando di un certo rilievo. Ha ricevuto il grado di generale di divisione nella primavera del 2020. È una carriera di un certo spessore, che però proprio intorno alla metà del 2020 cambiò drasticamente.








