La proposta di Digital Networks Act (DNA) rappresenta uno dei passaggi più rilevanti della nuova politica europea per le infrastrutture digitali. Con il regolamento sulle reti digitali, la Commissione europea intende superare l’attuale frammentazione normativa e costruire un quadro più armonizzato per reti fisse, mobili, satellitari e servizi di comunicazione elettronica. L’obiettivo dichiarato è rafforzare competitività, investimenti, sicurezza e resilienza dell’ecosistema europeo della connettività.In particolare, l’intervento, tuttavia, tocca due ambiti particolarmente sensibili per gli Stati membri: la transizione dalle reti in rame alla fibra e la gestione dello spettro radio. Entrambi i temi hanno una rilevanza industriale, regolatoria e politica molto elevata. Il primo incide sull’assetto delle reti fisse, sui modelli di investimento, sulla concorrenza e sulla tutela degli utenti. Il secondo riguarda una risorsa pubblica scarsa, tradizionalmente governata dagli Stati, con implicazioni dirette su sicurezza, politica industriale, entrate pubbliche e sovranità tecnologica.Dalla posizione espressa dal Governo italiano in sede di Consiglio UE emerge un atteggiamento che non contesta gli obiettivi generali, ma guarda con forte cautela – alla stregua di altri Paesi come Francia, Germania e Spagna – agli elementi più centralizzanti della proposta chiedendo che non si traduca in una compressione eccessiva delle competenze nazionali e degli spazi di regolazione già consolidati.Indice degli argomenti