Tra i viaggiatori europei che visitano in estate i paesi dell’Asia orientale come Cina, Giappone, Corea del Sud o Taiwan, c’è una raccomandazione classica: portati una sciarpa o una felpa leggera, perché al chiuso l’aria condizionata è fortissima. La raccomandazione (che peraltro viene spesso fatta anche per i viaggi negli Stati Uniti) è simbolo di una differenza non soltanto di temperatura, ma anche culturale e sociale: in molti paesi asiatici l’aria condizionata è ovunque, ed è diventata un requisito fondamentale della vita pubblica, nonostante i suoi consumi inquinanti siano rilevanti.
A Pechino è abbastanza frequente che d’estate si superino i 35 °C e si raggiungano temperature simili a quelle che stanno provocando enormi problemi in Europa in questi giorni. A Tokyo le temperature estive superano costantemente i 30 °C e al caldo si aggiunge un’umidità opprimente. A Singapore, la città-stato che si trova molto vicino all’equatore, le temperature massime sono sempre sopra i 30 °C, e le minime sopra i 25, anche qui con fortissimi livelli di umidità. In molti di questi posti è relativamente frequente arrivare a 40 °C.
In questi paesi l’adozione dell’aria condizionata è stata capillare. Anzitutto nelle case private: in Giappone, per esempio, il 92,5 per cento delle famiglie ha un condizionatore a casa, contro per esempio il 55,1 per cento dell’Italia e percentuali molto inferiori nel Nord Europa. L’aria condizionata è molto diffusa anche negli spazi pubblici: c’è nelle stazioni dei treni, in quelle della metropolitana (e ovviamente sulle vetture), negli uffici pubblici, negli ospedali e, nei paesi più ricchi come il Giappone, anche nelle scuole.














