Lo scisma interno alla Chiesa conseguente alla scelta della Fraternità spirituale San Pio X (Fsspx), i lefebvriani, è stato messo in conto in Vaticano. La lettera con cui Leone XIV ha fraternamente chiesto al padre superiore della Fsspx, Davide Pagliarani, di “non lacerare la tonaca di Cristo” è stato l’ultimo tentativo per scacciare dalla Santa Sede ogni accusa di aver provocato la scissione. Che invece è una precisa deliberazione dei seguaci di monsignor Lefebvre, già scomunicato dalla Chiesa per poi vedere riammessi i suoi seguaci nel 2009 da papa Ratzinger con un gesto che in fondo non è servito a nulla.
La spaccatura è profonda e anche all’ultimo Concistoro molti cardinali hanno perorato la causa di una risposta netta ai dissidenti, cosa che, proprio per ribadire la posizione serena ed equilibrata della Chiesa, è stata scartata. Il problema è che dalla Fsspx si ribadisce non tanto e non solo una richiesta di particolari che possono sembrare dettagli, come la liturgia tradizionale e la messa in latino. Il punto di scontro dopo oltre sessant’anni resta il Concilio Vaticano II che i lefebriani vogliono cancellare. E vogliono cancellare l’apertura della Chiesa alla società, contestando l’ecumenismo e la libertà religiosa e perorando una società cattolica che rimpiange l’ancient regime, lo stato cattolico e una sorta di papà Re.










