Si è svolta nella capitale ceca la 30° edizione del “Festival della Fotografia di Praga” (Praha fotografická 2026) cui hanno aderito 78 artisti. Articolata in diverse sezioni tematiche con al centro la “magica” città. Il reportage di Eusebio Ciccotti
Praga. Se c’è una città nel cuore dell’Europa che per la sua storia, per la sua particolare atmosfera, la sua posizione geografica e culturale, per quell’unico incrocio tra mondo slavo, tedesco e latino, è continuamente cercata e desiderata da milioni di visitatori, è Praga.
Chi l’ha conosciuta attraverso la letteratura (Franz Kafka, Jaroslav Seifert, Karel Čapek, Bohumil Hrabal, Milan Kundera, Angelo Maria Ripellino), il disegno, la pittura e la fotografia (Václav Hollar, Josef Manes, Václav Jasna, Josef Lada, Karel Plicka), poi intende venirci per ammirare di persona l’architettura (dal gotico – Cattedrale di San Vito -, passando per il barocco – Chiesa di San Nicola – sino alla nota casa cubista di via Celetná), sedersi allo storico Caffè Slavia (vi prendeva il caffè “turco” lo scrittore Vladilav Vančura; dove hanno pensato e scritto i loro film i ventenni registi e direttori della fotografia della nová vlná degli anni Sessanta, da Jaromir Jireš a Milos Forman, da Juraj Herz a Jan Kučera e Miroslav Ondříček, da Dušan Hanák a Juraj Jakubisko), attraversare le sue vie, sostare nei passaggi di Malá Strana, sedersi sulle panchine della Piazza della Città Vecchia, aspettando la processione del noto orologio astronomico (un tassello imperdibile del gotico praghese), infine, bagnarsi i baffi nella fresca birra, chiara o scura. E immortalare il viaggio con centinaia di scatti.






