"Non capisco questa campagna di affidabilità richiesta a Renzi per stare nel centrosinistra. Nei dibattiti televisivi e sui quotidiani cercano di trovare la prova per metterlo da parte. Ma sento molta gente che al contrario considera Renzi determinante, il solo che sta facendo opposizione a Meloni e che vede nell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica un motivo perché il campo largo si unisca". È il sunto di una lunga mail di un lettore di Albinea, provincia di Reggio Emilia, militante del Pd. Che capovolge la vexata per cui Renzi è consigliabile rimanga fuori dal campo largo (l’ex premier ha detto che non vuole i voti di Pd e Movimento 5 Stelle perché corre nel proporzionale). Questione di credibilità. Misurata sui precedenti. Quasi che l’ex premier abbia combinato chissà quali fattacci da sfasciacarrozze (errori ne ha fatti come tutti, basti pensare che ha costruito una classe dirigente che via via l’ha rinnegato). È stata la nomea che a qualcuno ha fatto comodo costruire sul personaggio Renzi. Quanto la conclusione banale che è il miglior politico in circolazione ma con il carattere che si ritrova è più saggio perderlo che trovarlo.

Ammetto che questi ragionamenti di superficie non li capisco. Sono intrisi di quell’infantilismo politico che pensavo fosse superato per effetto di un minimo di maturazione aiutata dal tempo che passa. Così non è perché nel campo largo, nei pressi del Movimento 5 Stelle si dà spazio a una idea alternativa con ricatto, o noi o Renzi. E la tentazione è rispondere meglio l’ex premier visto che i 5 Stelle, a leggere i dati delle amministrative, non sono così prodighi a riversare le loro preferenze sul candidato Pd sindaco o presidente di regione di turno. Pure nei dintorni del Pd dove è sempre alto il livello di rancore per tradimento di Renzi si dice che è opportuno che la costruzione della gamba di centro sia tolta dalle sue mani per darla in ‘usufrutto’ agli Onorato e ai civici, la classe degli amministratori del fare (una presunzione di cui non sentivamo la mancanza!).