Trenta gli arrestati per il business dei clandestini. Ogni ingresso fruttava 6.500 euro
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Sono ben 30 le misure cautelari eseguite nelle province di Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto: le attività investigative, coordinate da Francesca Colaci della Procura di Taranto e da Milto De Nozza, procuratore aggiunto a Bari, hanno consentito di smantellare una presunta associazione a delinquere. A capo ci sarebbero due tarantini, il 63enne avvocato Michele Cervellera e il 52enne Antonio Damiano Milella, già noto alle forze dell'ordine. Secondo l'accusa, infatti, ricorrevano in modo "sistematico e fraudolento" alla procedura agevolata per l'ingresso di lavoratori extracomunitari prevista dal decreto flussi: per trarne profitto, infatti, favorivano ingressi illegali di centinaia di extracomunitari. La macchina funzionava così: gli intermediari stranieri reperivano gli stranieri che volevano entrare in Italia, concordando la somma da pagare come corrispettivo (il tariffario variava in base alla posizione richiesta e al paese di provenienza) e organizzando il pagamento in contanti, tramite ricariche PostePay o bonifici accompagnati da causali fittizie. I promotori, in accordo con i datori di lavoro, predisponevano richieste di nulla osta al lavoro subordinato o stagionale, presentate dai promotori o dal datore di lavoro tramite il portale online "Ali" del Ministero dell'Interno, indicando posizioni lavorative (alcune inesistenti), che però non erano utili per le relative aziende, ma servivano solo ad agevolare l'ingresso dei migranti. Dopo l'accettazione della domanda sul portale e una volta approvata la pratica, veniva emesso dal Ministero dell'Interno il nulla osta all'ingresso in Italia per motivi lavorativi, che veniva inoltrato al Consolato o all'Ambasciata. Una volta sbrigate le relative pratiche burocratiche, l'extracomunitario andava con il datore di lavoro alla Prefettura competente, ottenendo così il materiale necessario al permesso di soggiorno.Ogni documento aveva un costo di 6.500 euro: 5.000 per il datore di lavoro compiacente, 1.000 al procacciatore e 500 all'avvocato. Nelle intercettazioni sono stati registrati diversi scambi di denaro tra le varie parti dell'organizzazione: avevano dato vita a un vero e proprio linguaggio in codice che, tra gli altri escamotage, prevedeva che i soldi venissero definiti "mandarini". In un'intercettazione tra Cervellera e uno straniero, per esempio, si sente dire: "Buongiorno avvocato! Adesso io...inc... (tre parole) adesso io portare mandarini". In altre occasioni, invece, le somme di denaro venivano indicate anche come "caffè" o "caffettino".











