Una delle tendenze più recenti nell’uso dei modelli di LLM (Large Language Models) è quello degli agenti intelligenti. Dopo il successo dei chatbot – guidato dalla diffusione di ChatGPT – e la rapida diffusione del vibe coding – grazie soprattutto alla crescita nell’affidabilità nella scrittura di codice – adesso sotto la lente della comunità professionale e scientifica che si interroga sulle IA ci sono gli agenti intelligenti.Il nome indica degli oggetti software che non si limitano ad interagire con l’utente tramite linguaggio naturale, ma possono “agire” (da cui il nome) all’interno di un ambiente, digitale – la rete internet, un computer, uno smartphone, un contesto simulato – per svolgere delle specifiche azioni.Fra chi segue gli aggiornamenti della comunità dell’intelligenza artificiale non sarà sfuggita la vicenda di Moltbook, la storia – spesso romanzata – del social network popolato da agenti che ha cominciato a mostrare pattern di comportamento simili a quelli che si osservano nelle società umane.Ma se andiamo a scavare negli studi sulle società artificiali, ci accorgeremo che quello di Moltbook non è un caso unico, e neanche il più curioso dato che in letteratura è possibile trovare società di agenti che hanno festeggiato San Valentino, che hanno espulso altri agenti perché autori di “incendi” dolosi, per aver sviluppato una ideologia marxista per colpa di cicli lavorativi insostenibili.Al di là dell’aneddotica, il campo di ricerca delle società artificiali è interessante non solo per testare alcune idee sul funzionamento “formale” delle società umane, ma anche per provare a prevedere i comportamenti collettivi.Indice degli argomenti