«La stima è che siano decine di mine nello stretto di Hormuz, questo richiederà un impegno di circa di un paio di mesi: si tratta di mine sofisticate ed evolute che richiedono capacità e competenze non a disposizione di tutti i Paesi».
Con queste parole, il comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi), Giovanni Maria Iannucci, ha spiegato alle commissioni di Camera e Senato lo scenario attuale nella regione colpita dall'offensiva israelo-americana nei mesi scorsi.
Per Iannucci «la prospettiva di una missione multinazionale per lo sminamento di Hormuz è di consentire la partecipazione anche ad attori non europei e regionali» ha aggiunto il comandante del Covi, specificando che i cacciamine italiani sono attualmente a Gibuti.







