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Torniamo, nella terza puntata della nostra ricostruzione, all’estate-autunno del 2019. Ieri e l’altro ieri abbiamo ridisegnato il contesto: Trump, uscito indenne dal trappolone dem del Russiagate (accuse nei suoi confronti di collusione con Mosca), promuove una controinchiesta per capire se mani progressiste collegata a Obama e Hillary Clinton, in giro per il mondo, abbiano provato a "mascariarlo". E in questa ricerca – che non porterà risultati – il tycoon chiede aiuto anche all’Italia di Conte, allora in transito dal Conte 1 al Conte 2, cioè in viaggio verso l’alleanza con il Pd.
Conte nella tempesta, il leader grillino e sempre più nervoso
Ora, cosa può esserci di peggio, per un presidente del Consiglio di un paese sovrano, che promettere (sotto silenzio, senza informare nessuno) a una potenza straniera, sia pure amica, anzi la più amica di tutte, di mettere a sua disposizione l’intelligence nazionale? Elementare, Watson: l’unica ipotesi peggiore, per il malcapitato, è promettere aiuto e poi trovarsi nella condizione di non poter mantenere. Naturalmente, nessuno può essere certo che Giuseppe Conte si sia trovato in quel momento proprio in questa situazione, ma diversi elementi lo fanno per lo meno sospettare.








