Ci sono opere che, per chi ha studiato storia dell’arte e archeologia, appartengono prima di tutto ai libri. Le abbiamo incontrate sulle pagine dei manuali, nelle fotografie dei saggi, nelle lezioni universitarie, nei capitoli dedicati alla civiltà etrusca e alla pittura antica. La Tomba François è una di queste. Un nome che evoca immediatamente Vulci, la grande aristocrazia etrusca, il racconto figurato del mito e della storia, la forza politica delle immagini, la complessità di un mondo che ha contribuito in modo decisivo alla formazione della nostra identità mediterranea.

Oggi, con non poca emozione, ho partecipato all’inaugurazione della mostra e dell’esposizione permanente della Tomba François al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, museo nel quale ho l’onore di essere membro del Consiglio di Amministrazione. È stato uno di quei momenti in cui la storia studiata sui libri smette di essere soltanto materia di conoscenza e diventa esperienza diretta, presenza, responsabilità pubblica.

L’acquisizione da parte dello Stato italiano degli affreschi della Tomba François, per un valore di 15 milioni di euro, rappresenta un’operazione di eccezionale rilievo per il patrimonio culturale nazionale. Non si tratta soltanto dell’ingresso in una collezione pubblica di un capolavoro assoluto della pittura antica, ma del compimento di una vicenda lunga, complessa, attesa da oltre un secolo. Già nel 1921 lo Stato aveva manifestato interesse per l’acquisizione della Tomba; oggi quel percorso giunge finalmente a compimento, restituendo alla collettività un bene che per valore storico, artistico e identitario appartiene pienamente alla storia culturale del Paese.