Per fermare le importazioni a basso costo dall'Asia
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Mentre il carrello della spesa e le bollette concedono finalmente una leggera tregua alle famiglie europee, sui cancelli delle grandi fabbriche del continente sta per abbattersi una vera e propria muraglia doganale. I dati freschi sull'inflazione fanno tirare un sospiro di sollievo ai governi: la corsa dei prezzi frena ovunque nel Vecchio Continente, con l'Italia che scende al 3%, la Germania che si attesta al 2,3% e la Francia che guida la discesa all'1,8%. Buone notizie per i consumatori certo, ma la macroeconomia è un gioco di specchi e, proprio mentre i prezzi al dettaglio rallentano, Bruxelles ha deciso di blindare i confini industriali con una mossa che rischia di surriscaldare i costi di produzione e non solo proteggere la nostra forza siderurgica. Da oggii scatta infatti il nuovo scudo protettivo sull'acciaio europeo, una stretta senza precedenti per fermare l'invasione di materiale a basso costo che arriva dall'Asia, e in particolare dalla Cina.I numeri che hanno spinto la Commissione Europea a firmare il decreto d'urgenza sono infatti difficili da ignorare. In base ai dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), la sovracapacità globale di acciaio ha toccato le 620 milioni di tonnellate nel 2025 e potrebbe arrivare a 745 milioni entro il 2028, mentre la domanda è ferma ai minimi. Per rendere l'idea, una simile quantità di acciaio corrisponde circa a 1.300 Torre Eiffel, insomma cinque volte superiore a tutto l'acciaio che l'Europa consuma in un anno intero. Con la Cina che da sola produce più di un miliardo di tonnellate, cioè la metà dell'output mondiale, mentre gli impianti europei sono fermi ad appena il 67%.Ed è proprio a partire da qui che la Commissione ha deciso di usare le maniere forti. La vecchia barriera del 25% non basta più: a partire da oggi il dazio per chi sfora i limiti raddoppia e schizza al 50%, mentre il tetto massimo di acciaio che può entrare in Europa senza sovrattasse viene quasi dimezzato, tagliato del 47% rispetto al 2024 e fissato a «soli» 18,3 milioni di tonnellate. Inoltre, per evitare chi camuffa l'origine dei carichi, le aziende dovranno esibire la carta d'identità del materiale, certificando dove è avvenuta la fusione e la colata dell'acciaio.












