reportageL'edizione femminile del 2025 ha visto il successo dell'Uganda (Foto Anita Milas/Homeless World Cup)Segui Domani su Google01 luglio 2026 • 07:00C’è un’altra Coppa del mondo di calcio. E si gioca per ricominciare a vivere. Così il pallone diventa uno strumento di inclusione, costruisce percorsi di riscatto, crea legami, opportunità e fiducia per migliaia di persone ai margini della società: «Non sappiamo mai quanto bene farà, in futuro, una persona a cui viene data una seconda possibilità». Un movimento oggi presente in 75 paesi che ricorda la funzione più elementare dello sport: non produrre campioni, ma restituire dignitàSACRAMENTO – Quando Lisa Wrightsman entra in campo in Brasile per la Homeless World Cup è sobria da nove mesi. È il 2010 e fino a pochi mesi prima stava cercando di uscire dalla dipendenza da droga e alcol in un centro di riabilitazione di Sacramento. Oggi dirige Street Soccer nella stessa città, il programma che utilizza il calcio come strumento di inclusione sociale per persone senza dimora e altre categorie vulnerabili, e ogni anno lavora con circa duemila persone. «Non sappiamo mai quanto beMaria Michela D’AlessandroClasse ’93, romana ma da sempre con un piede fuori casa. È laureata in Giornalismo internazionale tra Berlino e San Pietroburgo, si occupa principalmente di esteri. Ha collaborato con The Moscow Times, Al Jazeera, Euronews, Il Caffè settimanale e ha lavorato come fact-checker per Lead Stories. Sportiva da sempre, dal calcio giocato è passata direttamente a correre maratone. Oggi è giornalista a La7. Domani, chi lo sa.